Età 11-18 anni
Teatro Nuovo di Pisa / Scuola Civica Paolo Grassi
Teatro d’attore
Costo biglietto € 7,00

Crazy Bosnian guy è una guida turistica e ci accompagna per le strade della sua città, Mostar, nel sud della Bosnia Erzegovina. È un personaggio loquace, sopra le righe: il suo soprannome, se l’è guadagnato sul campo. Mentre il tour procede, veniamo risucchiati nel turbine dei ricordi. Crazy Bosnian guy negli anni Novanta era un ventenne: la guerra nei Balcani è viva nella sua memoria. Ci parla della ricchezza della Jugoslavia di Tito, del crollo della confederazione, dell’avvento di governi instabili, del sentimento jugonostalgico. E della situazione attuale, definita dagli stessi abitanti ‘una polveriera pronta ad esplodere’. Perché interessarci a una storia in apparenza distante da noi? Ricordare, oggi, ha ancora un senso?
“Sono felice che mio figlio non sappia niente della guerra. Io non gliela spiego. Not today. Però la spiego a chiunque mi paghi. You, tourist. My pain is my money. Vuoi la guerra, ti vendo la guerra. Business.”

TEMI: imparare dalla storia – la guerra dei Balcani – giustizia – ricostruzione e riconciliazione – identità personale e collettiva – speranza e futuro

RECENSIONI: :

È uno spettacolo adatto a un pubblico giovane, ma capace di tenere agganciato anche lo spettatore adulto. Senza cedere a compromessi o semplificazioni, riesce a essere accessibile, appassionante, profondo.
E non è solo una questione di efficacia didattica o narrativa. A volo d’angelo apre una crepa su una delle guerre più taciute del nostro continente. La guerra dei Balcani è stata una guerra minore per i notiziari, una guerra in serie B nei libri di scuola. Ma questo spettacolo fa un gesto diverso. Non spiega, non denuncia, non storicizza. Ti invita a sederti accanto a uno che ne ha viste tante, uno che sa raccontare e affabulare, uno che ti fa ridere e poi, senza accorgertene, ti porta dentro al dolore. Senza retorica, senza morale, senza didascalie.
Ed è lì che A volo d’angelo si fa davvero teatro: in quella zona intermedia dove la memoria non è oggetto di studio, ma esperienza condivisa. Dove la guerra non è cronaca, ma eco che ci attraversa. Dove un personaggio eccessivo, arrogante, sopra le righe, riesce a dire le cose più vere proprio perché si prende gioco delle nostre aspettative. Alla fine, vorresti che non se ne andasse. Vorresti che quel Crazy Bosnian Guy restasse lì ancora un po’, a raccontarti ancora qualcosa. (Eolo – Samuel Zucchiati)