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OPERA
RAPIMENTI D’AMORE

Musica di Cristian Carrara
Soggetto e libretto di Davide Rondoni
Direttore Matteo Beltrami
Regia e scene Andrea Chiodi
Costumi Ilaria Ariemme
Fosca Sonia Prina
Dante Enrico Marabelli
Cavalcanti Lorenzo Izzo
Padre di Fosca Matteo D'Apolito
Simone Ettore Agati
Serva Veronica Niccolini ( Accademia AMO)
Padre di Duccio Antonio De Gobbi
Beatrice Chiara Valli
Randazzo Mariano Orozco
Orchestra del Teatro Coccia
Nuova commissione Fondazione Teatro Coccia
In occasione delle celebrazioni di Dante 700

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“Maggio fiorentino, mese dei mesi,/ che festa a Firenze sta per scoppiare/cortei e danze, non mancherà da bere…”. Fosca, ragazza vivace e di temperamento, si dispera con la sua serva, alla vigilia della festa di maggio, a Firenze. Il padre, un tipo autoritario e formale, l’ha promessa in sposa ad un ragazzo che non ama. Sullo sfondo della vicenda, una Firenze divisa in fazioni, guelfi e ghibellini si fronteggiano. Simone, ragazzo allegro con nel fondo un po’ di mestizia, amico di Fosca, raccoglie dalla serva la confidenza del matrimonio combinato. Anche lui si dispera. Non crede nell’amore, ma lungo la vicenda ne riscopre il senso, proprio scoprendosi innamorato di Fosca. Dante e Cavalcanti, amici di Simone, si ingegnano per aiutarlo. Da loro nasce l’idea di inscenare il rapimento di Fosca. Sullo sfondo della vicenda, le discussioni sull’amore tra Dante e Cavalcanti. I due si stimano, ma diversa è la loro visione della vita e dell’amore. Per Cavalcanti “non conduce a canoscenza/ la nostra umana, povera semenza”. Per Dante, invece, la questione è diversa: “io non so se è come dici/ vedo una strana luce di verità/ come una sfiorata maestà/ negli occhi d’amor felici”. La figura di Beatrice, non compare mai, ma è presente, in maniera soffusa lungo tutta l’opera. E’ presente nei suoi ripetuti “passaggi” da lontano, e nelle parole di Dante che canta Firenze e la sua amata: “Firenze di sera, bellezza così/ vera da far male (…)””Ma nessuna eguaglia lei,/ la Beatrice dei miei occhi/ la gentilezza del portamento (…)”. Nel frattempo, Simone e la serva con la scusa di accompagnare Fosca alle nozze, la rapiscono, fingeranno poi di essere stati assaliti e picchiati da malviventi che hanno portato via Fosca.

Il padre di Fosca, saputo dell’accaduto, decide di assoldare per ritrovare sua figlia Randazzo, capobanda malavitoso, un grezzo rifatto, ricco e buffo nella sua tragica maschera di capobastone. Re dei banditi e dei furfantelli.

Nel nascondiglio in cui si trovano Fosca e Simone scoprono il loro amore, Dante e Cavalcanti continuano nei loro dissidi fino al momento in cui Cavalcanti viene e conoscenza della sentenza di esilio firmata da Dante nei suoi confronti. Proprio in questo luogo di attesa, giunge a Dante la notizia della morte di Beatrice.

In piazza a Firenze tutto è pronto per il matrimonio, il padre di Fosca prende tempo. Randazzo porta la notizia che Fosca non arriverà “al rapimento non si è opposta e nemmeno si opporrà!”. Scoppia il parapiglia tra il padre della sposa e il padre dello sposo. L’affare combinato va a monte con gran disgrazia per tutti.

Randazzo raggiunge Fosca e Simone. Fosca ha scoperto il suo amore per le vie impervie del rapimento “Il destino mi ha convinto/più con le cattive che con le buone/che il mio cuore aspettava sì/ ma aspettava lui: Simone”. I ragazzi si preparano per scendere a Firenze, a festeggiare.

Dante e Fosca si ritrovano, in abiti normali, in una scena neutra. Fosca, che ha trovato l’amore e Dante, che lo ha appena perso. Da questa esperienza Dante capisce che ha un compito “Indicare di ogni amore/ la difficile commedia/ e il dramma che lo assedia”. Fosca ribatte: “E come puoi riuscire a dare/ vita a tale poema, mentre/ la storia sembra una tragedia…”. Dante, risponde, e inizia il suo viaggio, quello che lo porterà a scrivere la Divina Commedia: “Avrò i suoi occhi fissi in me/ cuore sbranato e pur felice/ avrò lei che fin là mi guida/ la mia donna Beatrice”,”Ora che ho amato da morire/ sono pronto ad iniziare”.
Il libretto di Rapimenti d’amore nasce da una commissione del Teatro Coccia di Novara a Cristian Carrara, a lui il compito di mettere in musica le mie parole. L’ambientazione è quella della Firenze trecentesca, durante la festa di maggio Fosca è promessa sposa per un matrimonio combinato. Si snodano per tutta l’opera vicende amorose di giovani fiorentini tra cui Dante e i suoi amici, sono palpabili lotte tra fazioni, il perpetuo conflitto di interessi commerciali economici e amorosi. Dinamiche che portano i giovani a scoprire la vita di tutti i giorni e l’amore. Uno dei personaggi che viene messo sotto i riflettori della storia è un amico di Dante Guido Cavalcanti, maestro di poesia, con cui ha scontri verbali e lunghi confronti di ogni tipo soprattutto riguardo alla concezione dell’amore, motivo di grande spaccatura tra loro. La vicenda ha tratti anche comici e godibili alternati a intensi momenti di pathos amoroso, intrecciandosi così un matrimonio combinato, un rapimento, legami amicali e amorosi. I personaggi sono ben connotati caratterialmente a volte quasi coloriti e ben inseriti nelle tensioni dell’epoca. Tutto ruota intorno al desiderio amoroso da cui si genera l'immortale capolavoro dantesco della Commedia dedicato a lei, la donna che bea la vita.
C’è una scelta narrativo/poetica per cui non si affronta Dante direttamente nel suo testo, nella Commedia, ma si incrocia la figura di Dante nella genesi dell’opera, in quella serie di motivi personali, sociali, culturali di Firenze che fanno in modo che nasca questa grande opera. Ho voluto prendere Dante quando con la media gioventù di Firenze, i suoi amici, e anche le diatribe coi suoi amici nasce la sua personalità, in virtù del trauma vissuto con la morte di Beatrice ha deciso di prendere sul serio il viaggio della vita. Prendiamo Dante nel momento della nascita del capolavoro, dei motivi della nascita del capolavoro. Motivi che ce lo rendono vicinissimo anche oggi.
Davide Rondoni
“Rapimenti d’amore” è stata una sfida. Quella di raccontare Dante senza fare qualcosa di banalmente commemorativo. E’ stata l’occasione per raccontare i turbamenti e le speranze di un gruppo di giovani fiorentini che avevano come obiettivo la ricerca della bellezza. Mi sono trovato davanti un libretto, quello di Davide Rondoni, molto lontano dai tradizionali libretti d’opera. Da grande poeta qual è, Davide ha scritto dei versi che raccontano una storia, sì, ma lo fanno con la lingua della poesia che, essa stessa, è già di per sé profondamente musicale. In questo libretto la parola canta già da sola. A me è bastato assecondarla.
Nello scrivere la partitura ho cercato di essere diretto, di raccontare con le note la psicologia di ogni personaggio, di non nascondermi dietro schermature intellettualistiche, di assecondare il flusso delle parole e di farle cantare.
Un’unico atto, costituito da scene diverse, ambientate in luoghi diversi tra loro, porta naturalmente ad immaginare ogni scena, ogni ambientazione, come qualcosa di musicalmente unitario. Così ho fatto.
Ogni singola scena ha una struttura musicale ben definita, dove la ricerca di una buona melodia (così spesso allontanata dalla musica d’oggi) è al centro della scrittura. Per questo motivo, in linea con il mio pensiero musicale, ho cercato di costruire una partitura capace di parlare a tutti, puntando a raccontare con la musica quello che è stato il profondo desiderio di Dante, ed, in fondo anche quello di molti di noi: il desiderio di essere “rapito dall’amore”.
Cristian Carrara
Raccontare Dante e farlo con il canto e la musica mi è sembrata da subito un’avventura intrigante.

In un anno in cui tutti hanno parlato di Dante ecco un’occasione nuova per farlo.

Io ho incontrato Dante con una grande attrice che se ne è andata da poco Piera Degli Esposti, una della più grandi donne del teatro Italiano…sì Piera se ne è andata, ma dalla morte di qualcuno può sempre nascere qualcosa, come in questo libretto di Davide Rondoni, se Beatrice non fosse morta Dante non avrebbe scritto la commedia, lo dice lo stesso Dante nella Vita Nova. Ecco è per questo che il Dante ragazzo della vita Nova è quello che mi sono immaginato per affrontare questa partitura di note e parole, un Dante giovane che discute con Cavalcanti, un Dante ragazzo, il Dante di quel meraviglioso sonetto “Io vorrei che tu Lapo ed io…”il Dante dell’amore giovanile e carnale, più romantico che ideale che lo spinge in questa nostra opera a rapire l’amata di un amico perché possano godere del loro amore liberi dalle costrizioni. Quello di Rondoni-Carrara è un viaggio che mi è parso molto vicino ad un mondo di giovani di oggi, alimentati da grandi passioni, capaci di sognare, per nulla personaggi idealizzati ma reali, che ci insegnano ancora la possibilità di alzare lo sguardo verso le stelle e di sognare con la poesia. E così i personaggi appariranno in uno spazio immaginario, come un foglio bianco prima che il poeta inizi a scrivere, uno spazio neutro ma molto teatrale: gli alberi del bosco entrano su carri e scendono dalla graticcia, le mosche volano mosse da canne da pesca e le stelle sono piccole lampadine, un gioco fatto di piccoli segni molto teatrali, perché per Dante il mondo è un grande palcoscenico e in qualche modo ho voluto ricordarlo. Mi è sembrato interessante che i figuranti fossero a metà tra macchinisti di scena e giovani giocatori del calcio fiorentino per sottolineare il carattere giovane dei personaggi.
In quest’ora di poesia in musica i pensieri corrotti dei vecchi padri sembrano l’unica “nota stonata” mentre gli ideali grandi della giovane innamorata Fosca e del suo innamorato, l’irruenza di Cavalcanti, la passione di Dante ci spalancano verso un futuro che forse apparirà migliore. Dante rapito dallo sguarda di Beatrice morente ci promette di accompagnarci nel cammino della commedia che tutti conosciamo. Ci immergeremo quindi in un medioevo sobrio fatto dal segno semplice dei costumi, ci faremo accompagnare dallo sguardo di Beatrice, così pura da essere in altalena come una bambina, e parteggeremo per il desiderio d’amore di Fosca e del suo amato Simone.
Andrea Chiodi