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APPUNTAMENTO DAL CISTI FORNAIO
(da uno spunto offerto dalla seconda novella della IV giornata del Decamerone)

Musica e libretto di Alberto Cara

LA ZUPPA DI SASSO
(tratta da una antica fiaba europea)

Musica di Federico Biscione
Libretto di Stefano Simone Pintor

Solisti selezionati Accademia AMO
Direttori selezionati Accademia AMO
Regia Renato Bonajuto

Piccolo Ensemble Orchestrale

Progetto speciale in collaborazione con Atl della Provincia di Novara e Comune di Sizzano

Appuntamento dal Cisti Fornaio (da uno spunto offerto dalla seconda novella della IV giornata del Decamerone).
Il protagonista, Paolo Fuscecchio, deve scrivere un’opera breve sulla novella seconda, giornata sesta, del Decameron.
Il suo committente vuole infatti un’opera che parli del vino, e Fuscecchio ha citato la novella di Cisti fornaio in un colloquio con lui, destando una reazione entusiasta all’idea di fare un’opera da Boccaccio: si mette così in moto un meccanismo dal quale, teme, sarà impossibile uscire con successo. Fuscecchio, infatti, rileggendo la novella, si rende conto che a) il vino è un semplice espediente, non avendo alcuna importanza drammaturgica nella storia boccacciana; b) nella novella c'è poca azione.
In preda al panico Fuscecchio chiama il suo miglior amico, lo sceneggiatore Dario Manisca.
Manisca si precipita a casa dell’amico (in realtà per scroccare una cena), e lo consola dicendogli che mai, mai, un soggetto ha resistito all’abilità del Manisca. “Vedrai”, gli dice, “tireremo fuori una storia notevolissima! Intanto, già che sono quasi le otto, facciamoci due spaghi… che c’è da bere?”.
Guarda caso, il Fuscecchio è in possesso di una scorta di vini che tiene in casa per la vanità di passare da fine bevitore, mentre è in realtà un rozzo ingollatore di spiriti da quattro soldi.
I due cominciano quindi, mentre bevono e cucinano, a ragionare sulla novella, seguendo la famosa tecnica maieutica del Manisca.
Si raccontano il Cisti fornaio, lo interpretano, lo inscenano, lo vivono! E bevono, bevono, bevono, e scrivono, scrivono, e finiscono i vini di pregio, e iniziano quelli da poco, e finiscono pure quelli, e passano ai liquori esteri e poi ai nazionali fino alla Cremcakao STOCK. Ormai sbronzi si rendono conto che la storia che hanno partorito è un obbrobrio.
Cominciano a litigare, rinfacciandosi l’un l’altro l’insuccesso. Mentre se le danno di brutto, appare Cisti.
Bianco, lindo, apparecchia la sua tavola netta col suo piccolo orcioletto, e favella: “Messeri, io non vorrei che voi credeste che il gran fiasco stamani m’avesse spaventato; ma, parendomi che vi fosse uscito di mente ciò che io a questi dì co’ miei piccoli orcioletti v’ ho dimostrato, cioè che questo non sia vin da famiglia, vel volli staman raccordare.” I due, ormai sbronzi, in preda ad una crisi di pianto, si inginocchiano e vanno verso di lui implorando pietà, che Cisti, benevolmente, concede (seguono gesti amorevoli del fornaio trecentesco verso i due debosciati).

La zuppa di Sasso. La scena si apre sulle due comari che come di consueto, nonostante il bel mattino primaverile, litigano irosamente per le loro piccole invidie. Giunge Sempronio misterioso, con una bisaccia, che si presenta: è povero e chiede alle due donne, appresone il nome, che gli venga dato qualcosa da mangiare.
Le due donne, diffidenti, gli rispondono che no, da mangiare non gliene possono dare.
Tiziana dice che se ne torna a casa, ma resta non vista a spiare la scena che segue.
Sempronio afferma di possedere un sasso che se cotto è in grado di produrre la zuppa più buona del mondo, e chiede a Tiziana che venga messa a bollire una grande pentola.
Tiziana scetticamente acconsente, e viene posto a bollire il sasso che Sempronio trae dalla bisaccia, dopo poco Sempronio assaggia la “zuppa” e, proclamandone la assoluta magnificenza, chiede che vi sia aggiunta qualche patata, per raggiungere la perfezione del gusto. Gaia, che ha visto tutto, corre a casa.
Tiziana afferma di non averne, poi si allontana per recarsi alla fonte a prendere l’acqua.
In assenza di Tiziana, giunge Gaia con delle patate già tagliate, dice a Sempronio che gliele darà se poi le farà assaggiare la zuppa. Sempronio acconsente e aggiunge alla zuppa l’ortaggio. Gaia si ritira nuovamente nel suo nascondiglio.
Tornata Tiziana, Sempronio riassaggia la zuppa e dicendone tutto il bene possibile, dice che sarebbe ancora più perfetta se si potesse aggiungere qualche pezzo di carne.
Tiziana gli dà qualche avanzo di carne del giorno prima, dietro la promessa che anche lei mangerà la zuppa, ma nessun’altro (non si fida di Gaia, la odia, ne teme oscuramente le trame).
Dopo un ulteriore assaggio la zuppa è dichiarata quasi pronta, se non mancassero sale e spezie… Tiziana dice di non averne, e si allontana nuovamente per andare dal fornaio.
Gaia, che ha sentito tutto, si presenta con sale e spezie, e chiede nuovamente di poter assaggiare la zuppa, Sempronio acconsente. Torna Tiziana, Sempronio chiama dunque le due donne e annuncia che la zuppa è pronta, che approntino la tavola. Tiziana protesta ma Gaia è già arrivata con tovaglie posate e bicchieri che dispone sul tavolino davanti alla casa.
Tiziana, benché furente, dispone acqua e pane sulla tavola. La zuppa viene servita, tutti cominciano a mangiare, e l’atmosfera cambia di botto: la bontà della zuppa calma gli animi e li dispone a sentimenti di felicità, appagamento, comprensione. Tiziana e Gaia, davanti a quella bontà, e quel ben di Dio, fanno la pace e si dichiarano per sempre amiche.
Sempronio sorride tra sé e sé, poi fa per congedarsi. Tiziana e Gaia, sorprese dalla dimenticanza, chiedono: “e il sasso?”. Dapprima piano e sornione, poi sempre più forte e allegro, Sempronio comincia a ridere. Si sa, la risata è contagiosa, e pian piano anche le due donne, che infine comprendono, cominciano a ridere, ridere, ridere sempre più forte, sempre più allegro…


Le mini opere, inoltre, si sono aggiudicate il bando PROGETTI indetto da SCENA UNITA - per i lavoratori della Musica e dello Spettacolo è un fondo privato gestito da Fondazione, Cesvi - organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, fondata a Bergamo nel 1985 – in collaborazione con La Musica Che Gira e Music Innovation Hub.