Teatro Coccia

LA STORIA

“Unirò il mio applauso a quello dei tuoi concittadini che ti onorano, forse in quel teatro che io, non ancora ventiduenne ebbi l’onore e il piacere d’inaugurare nel carnevale 1888-89…Oh! Il bel tempo che fu!”

(dalla lettera di Arturo Toscanini a Guido Cantelli)


Così Arturo Toscanini testimonia di quel lontano 22 dicembre 1888, quando, tra entusiasmo e legittima soddisfazione, per la prima volta i novaresi facevano risuonare gli applausi nel nuovo Teatro, nato sulle spoglie del vecchio Teatro morelliano eretto nella seconda metà del XVIII secolo.

Il primo teatro di Novara fu eretto su progetto dell’architetto pontificio Cosimo Morelli e venne inaugurato nel 1779. Col passare degli anni la struttura non si rivelò più adatta alle esigenze teatrali del tempo: il palco era poco capiente e male si adattava ai nuovi melodrammi, agli spettacoli circensi e di burattini tanto amati dalla classe borghese. Inoltre la città, che era in continua evoluzione, esigeva nuovi simboli dopo la costruzione della cattedrale e della cupola di San Gaudenzio. Per questo motivo nel 1853-55 fu costruito il Teatro Sociale che da subito entrò in competizione con quello più antico, in quanto i due teatri rappresentavano perfettamente la dicotomia della società del tempo, divisa tra la compassata aristocrazia legata alle tradizionali rappresentazioni liriche e l’esuberante borghesia cittadina attratta dai nuovi tipi di intrattenimento. Nel 1880 l’amministrazione comunale stabilì l’acquisto del Sociale e del teatro morelliano, che già dal 1873 aveva assunto la denominazione di Teatro Coccia, in onore di Carlo Coccia, celebre maestro di cappella del Duomo di Novara. L’intento era infatti di sostituire entrambi gli edifici con un nuovo teatro e per favorire questo procedimento si sciolse la Società dei Palchettisti del Coccia. Nel 1881 l’architetto Giuseppe Oliverio, su iniziale progetto di Andrea Scala, rivide il piano di costruzione del nuovo stabile che inizialmente avrebbe dovuto sorgere di fianco al castello in Piazza Rivarola. Negli stessi anni il consigliere comunale Andreoni avanzò l’idea di ristrutturare il Sociale, ma l’amministrazione precisò che solo uno dei due progetti sarebbe stato approvato: è palese che, oltre che tra due progetti architettonici, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto scegliere anche tra due progetti politici. Nel mentre si riformò la Società dei Palchettisti, coordinata dal marchese Luigi Tornielli, sindaco di Novara, che fece ostruzionismo contro la ristrutturazione del Sociale e spinse per l’edificazione del nuovo Coccia; la presa di posizione del Tornielli fu fondamentale e la commissione istituita dal Comune scelse di attuare il progetto dell’architetto Oliverio. Per far fronte ai costi il Comune concesse l’area del vecchio Coccia per l’edificazione e 220.000 lire per la costruzione; le restanti spese sarebbero state coperte collocando 49 azioni da 5.000 lire cadauna. Nel 1886 ci fu la posa della prima pietra del nuovo teatro, costruito anche con il materiale del precedente edificio che venne demolito quasi completamente. Il 22 dicembre 1888 fu inaugurato con l’opera “Gli Ugonotti” di Meyerbeer diretta da un giovanissimo Arturo Toscanini che rimase così piacevolmente colpito da quell'esperienza da scrivere ormai in tarda età in una lettera al suo pupillo novarese Guido Cantelli: “unirò il mio applauso a quello dei tuoi concittadini che ti onorano, forse, in quel teatro che io, non ancora ventiduenne ebbi l’onore e il piacere d’inaugurare nel carnevale 1888-89… Oh! Il bel tempo che fu!!!”. Il nuovo teatro sostituì, nell'immaginario dei novaresi, il precedente edificio settecentesco. Esso occupava un’area quattro volte maggiore ed era orientato diversamente rispetto al vecchio Coccia, con l’entrata sull'attuale via Fratelli Rosselli anziché sull'odierno largo Puccini. La facciata principale, con primo piano in stile dorico e i successivi in stile ionico, venne circondata da un porticato in granito rosa di Baveno. L’esterno fu dipinto di color grigio granito. L’atrio con pavimento a mosaico fu abbellito anche da quattro colonne di ghisa e altrettante nicchie contenenti i busti di Giuseppe Verdi, Vincenzo Bellini, Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti; in platea furono posizionati i busti di Saverio Mercadante e di Carlo Coccia. Ancor oggi la grande sala interna, a ferro di cavallo, ha tre ordini di palchi, al di sopra dei quali vi è la galleria. I palchi, con decori rinascimentali, sul retro potevano contare su camerini privati e retropalchi. Per far fronte agli allora popolari spettacoli equestri che necessitavano di ampi spazi, il palcoscenico era di grandi dimensioni (16 m. per 23 m.) e aveva un’area centrale mobile, nonché delle aree di servizio nascoste. Il progetto di Giuseppe Oliverio, per ragioni di bilancio, fu completato solo nel 1928. Nello stesso anno il teatro Sociale fu demolito per fare posto al palazzo delle poste: il Coccia consolidò così la sua importanza e divenne il simbolo per eccellenza della vita culturale dei novaresi.