Scene da La Bohème di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Testo e Drammaturgia Vincenzo De Vivo
Musica di Giacomo Puccini rielaborata da Saverio Santoni e Matteo Sarcinelli
Nuova commissione

Rodolfo Xiaosen Su
Mimì Martina Malavolti (Accademia AMO)
Marcello Takeshi Sawachi (Accademia AMO)
Musetta Misaki Takahashi (Accademia AMO)
Schaunard Stefano Marchisio
Colline Omar Cepparolli
Alcindoro Lorenzo Medicina

La Nonna Elena Ferrari
Il Nipote Ivan Geymonat

Direttore Ernesto Colombo
Regia Alberto Jona

Scene e costumi Gisella Bigi e Ignazio Buscemi in collaborazione con Liceo Artistico Musicale e Coreutico Felice Casorati
Luci Ivan Pastrovicchio

Orchestra Antonio Vivaldi

Produzione Fondazione Teatro Carlo Coccia di Novara in collaborazione con Sawakami Opera Foundation

La Bohéme in una stanza si propone di avvicinare il pubblico giovane alla grande tradizione operistica, proponendola da una prospettiva inconsueta grazie a una messinscena che intreccia racconto e musica, e porta l'opera nel tempo presente. La scelta di Bohéme è parsa naturale perché il capolavoro pucciniano narra di giovani studenti innamorati e spensierati che incontrano tragicamente la vita. Da queste premesse ha preso il via il progetto del Teatro Coccia, che ha coinvolto me e Vincenzo De Vivo.

L'idea drammaturgica parte da uno spunto reale e autobiografico: una nonna che, poco più che ragazza, ha conosciuto la prima interprete di Mimì, la protagonista femminile di Bohéme, e racconta l'opera al nipotino. Ricordi, aneddoti, musica, trama, personaggi reali e letterari vanno a ricostruire il mosaico dell'opera e della sua epoca. Il salotto della casa di campagna, dove la nonna narra, si trasforma nel palcoscenico di Bohéme. Si rompe così idealmente la quarta parete e La Bohéme abita uno spazio quotidiano, i personaggi dell'opera entrano e agiscono all'interno di un mondo “reale” trasformandolo in un mondo immaginifico. I personaggi interagiscono con i narratori e i narratori a loro volta entrano nell'opera: realtà e finzione si intersecano.

L'opera è stata ridotta e rimodellata preservando i momenti più importanti e carichi di emozione, che si intrecciano al racconto della nonna che funge da filo rosso della vicenda.

Quanto all'impianto scenografico, la scena è immaginata come uno spaccato di un salotto di casa di campagna, in parte reale e in parte trompe-l'oeil, in cui porte e finestre aprendosi creano spazi diversi: in questo modo il salotto diventa ora la soffitta, ora il Café Momus del quartiere latino ora, facendo girare la stanza su se stessa, il paesaggio innevato della Barriera d'Enfer.

Alberto Jona