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UNA STORIA DISEGNATA NELL’ARIA

18 gennaio 2019 ore 11:15

Venerdì 18 gennaio 2019 ore 9.30 e ore 11.15


Testo di Giudo Castiglia
Realizzato in collaborazione con Piera Aiello, testimone di giustizia
Scenografia e disegno luci Lucio Diana
Con Claudio Castiglia
Produzione Nonsoloteatro,
in collaborazione con Libera Piemonte

Teatro d’attore
Dai 11 ai 18 anni
Durata 60 min

SECONDARIA DI PRIMO E SECONDO GRADO


LE MOTIVAZIONI

“Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarsi”.
(Rita Atria)

Questa frase, scritta dalla testimone di giustizia Rita Atria (1974-1992) sul suo diario, racchiude, nella sua semplicità, il senso dell’importanza di un’azione di sensibilizzazione delle giovani coscienze in relazione ai comportamenti nefasti per se e per il vivere civile; la lotta contro il pensiero mafioso comincia da se stessi, sembra volerci gridare Rita. “Una storia disegnata nell’aria” nasce dalla consapevolezza del forte senso d’impegno civico e di responsabilità che il teatro rivolto ai ragazzi deve avere nei confronti del pubblico al quale si rivolge. L’urgenza di raccontare il contemporaneo ai ragazzi, che sta alla base dell’orientamento artistico generale di Nonsoloteatro, ci ha orientato a porre una particolare attenzione a quello che consideriamo uno dei mali più devastanti per la nostra società, ovvero il pensiero illecito e illegale giustificato dall’interesse personale a svantaggio della collettività: comunemente detto “pensiero mafioso”.
La collaborazione attiva con L’Associazione Libera contro le mafie, che il direttore artistico esercita da diversi anni con il Presidio dedicato alla testimone di giustizia “Rita Atria”, ha portato alla realizzazione di molti incontri con adolescenti su temi quali: giustizia, legalità, fragilità, coraggio, coerenza, responsabilità e conoscenza. Proprio in relazione al tema della “conoscenza” è sorta la necessità, da parte delle decine di giovani frequentanti gli incontri, di mantenere viva la memoria dei fatti emblematici e delle storie di persone che hanno praticato scelte difficili e che, spesso, è costata loro la vita.
Storie simboliche quindi, capaci non solo di mantenere viva la memoria, ma di provocare una riflessione e una comparazione sull’oggi e sulla possibilità di migliorare la propria coscienza civica.
Narrare ai ragazzi quindi, attraverso il teatro, diviene per noi un dovere civico e sociale, oltre che un piacere artistico e creativo. Per questo motivo è stato avviato un percorso di ricerca peculiare per raccontare la storia di Rita Atria.

La collaborazione con la testimone di giustizia Piera Aiello
Fondamentale per il lavoro drammaturgico è stata la collaborazione con la testimone di giustizia che meglio ha conosciuto Rita Atria, sua cognata Piera Aiello (tuttora sotto protezione), la donna che, oltre ad aver perso il marito (fratello di Rita) in un agguato al quale lei era presente, ha sostenuto e guidato Rita in un percorso di presa di coscienza portandola alla collaborazione con il giudice Paolo Borsellino.
Grazie alla sua grande disponibilità, il testo si è arricchito di elementi sconosciuti, inutili dal punto di vista cronachistico ma indispensabili per una scrittura poetica capace di trasmettere emozioni riconoscibili.

Temi prevalenti
Lo spettacolo è una narrazione che mette al centro la presa di coscienza e la comprensione che i principi del rispetto, della coerenza e della responsabilità non possono che essere l’unica via percorribile per una convivenza civile e libera. “Una storia disegnata nell’aria” è il racconto teatrale della scoperta che, al di là del silenzio complice e colpevole, dell’interesse personale a discapito di quello comune, della logica prepotente del sopruso e dell’intimidazione, nella quale Rita era immersa fin dall’infanzia, può esistere un mondo migliore, dove sia possibile respirare il “fresco profumo della libertà” *.
* Parole di Paolo Borsellino pronunciate il 23 giugno 1992, alla commemorazione di Giovanni Falcone : “La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Il metodo di lavoro
Per la nostra compagnia fare teatro per ragazzi significa mettersi in relazione con il pubblico al quale ci si rivolge, contaminarsi con il suo immaginario, coglierne la poeticità e rielaborare, attraverso il linguaggio e lo stile teatrale peculiare della nostra poetica, una “restituzione” comunicativa ed espressiva contenente, sotto forma di metafora narrativa, temi, sogni ed emozioni dell’adolescenza.
La scrittura del testo ha quindi seguito il seguente percorso:
a) Fase istruttoria, ovvero informazione complessiva sul tema e sulla specifica vicenda di Rita Atria.
b) Collaborazione con la testimone di giustizia Piera Aiello.
c) Scrittura del testo.
d) Confronto con le scuole: il testo è stato posto all’attenzione dei ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado, un confronto che ha confermato ed evidenziato i nuclei emotivi per essi più importanti e riconoscibili: dall’affetto familiare al contrasto con un mondo adulto (non più accettabile), dal profondo sentimento dell’amicizia all’innamoramento adolescenziale, dalla paura al suo superamento.
Sentimenti affrontati poeticamente dallo spettacolo, attraverso i quali emerge la storia di una ragazza che ha segnato un punto importante nella storia della lotta alla mafia.
e) Revisione del testo nei punti sensibili riscontrati dai confronti.

La scrittura drammaturgica e linguaggio
Il testo è, per come è stato scritto, diviso in due parti distinte:
1) Il disegno emotivo, ovvero la descrizione immaginifica dell’infanzia di Rita attraverso flashbak narrativi che compaiono davanti ai suoi occhi nei suoi ultimi secondi di vita.
2) il racconto delle motivazioni che hanno portato Rita, prima alla collaborazione con Paolo Borsellino come testimone di giustizia, poi al tragico disorientamento che la portò al suicidio.

Il linguaggio richiama un immaginario cinematografico nella prima parte, mentre la seconda è dedicata ad una narrazione esplicativa dei fatti storici della vita di Rita fino a quel 26 luglio 1992.

Dettagli

Data:
18 gennaio 2019
Ora:
11:15
Categorie Evento:
,
Sito web:
www.fondazioneteatrococcia.it

Luogo

Teatro Coccia
Teatro Coccia Via fratelli Rosselli, 47
Novara, NO 28100
Telefono:
0321233201
Sito web:
https://www.fondazioneteatrococcia.it/