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RIGOLETTO

7 ottobre ore 16:00

Venerdì 5 ottobre 2018 ore 20.30 – Turno A
Domenica 7 ottobre 2018 ore 16.00 – Turno B


Melodramma in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave
Regia Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi
Direzione d’orchestra Matteo Beltrami
Orchestra Conservatorio “Cantelli” di Novara
Scene Leila Fteita – Luci Emiliano Pascucci – Costumi Nicoletta Ceccolini
Coro dei Conservatori “Cantelli” di Novara e “Vivaldi” di Alessandria
Produzione Fondazione Teatro Coccia
Coproduzione con Teatro Comunale di Sassari – Ente Concerti Marialisa de Carolis

Rigoletto ROBERTO DE CANDIA
Duca di Mantova STEFAN POP
Gilda ALEKSANDRA KUBAS-KRUK
Sparafucile ANDREA COMELLI
Maddalena SOFIA JANELIDZE
Giovanna/Contessa SERENA MUSCARIELLO
Conte di Monterone FULVIO FONZI
Marullo/Un usciere di corte STEFANO MARCHISIO
Conte di Ceprano ARIOL XHAFERI
Borsa DIDIER PIERI
Un paggio della Duchessa VALENTINA GARAVAGLIA

Il 1850 è un anno di grande produttività per il Maestro: mentre è impegnato con la partitura di Stiffelio per il Teatro Grande di Trieste, deve assolvere anche ai suoi doveri contrattuali con la Fenice di Venezia. Comunica a Francesco Maria Piave la sua intenzione di musicare un soggetto particolare, con personaggi che avevano già destato scandalo nella Parigi del 1832: Le Roi s’amuse di Victor Hugo. Nonostante le insistenze di Piave con il direttore della Fenice Carlo Marzari, nulla si può contro la censura, che vieta di rappresentare un re come un cinico libertino. Il librettista e il compositore devono accettare di apporre alcuni cambiamenti all’originale francese: il protagonista, Francesco I re di Francia, viene trasformato in un anonimo Duca di Mantova (peraltro riconoscibile in Vincenzo I Gonzaga) e vengono cambiati molti nomi dei personaggi. Verdi però non vuole il re come protagonista della sua opera, ma il suo buffone di corte. Di qui la scelta definitiva titolo Rigoletto (dal francese Tribolet), cambiato sempre a causa della censura dopo un provvisorio La maledizione.
La sera dell’11 marzo 1851 la prima al Teatro La Fenice di Venezia, grande successo di pubblico, con Teresa Brambilla in Gilda (Soprano), Felice Varesi nelle vesti di Rigoletto (Baritono) e Raffaele Mirate in quelle del Duca di Mantova (Tenore).
Rigoletto è la prima in ordine cronologico di quella che viene definita la “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi, seguita da La traviata e Il trovatore.


L`azione si finge nella città di Mantova e dintorni nel XVI secolo.

Atto I

Nel corso di una festa nel palazzo Ducale, il Duca di Mantova, confida al cortigiano Borsa il proprio interessamento per una fanciulla incontrata casualmente al tempio; nel frattempo corteggia la contessa di Ceprano ed esprime la propria morale libertina cantando una ballata, mentre il buffone di corte Rigoletto schernisce il conte di Ceprano. Alla fine delle danze il cavaliere Marullo rivela ad altri cortigiani che il buffone Rigoletto si reca tutte le notti a casa di una presunta amante. Immediata è la decisione di tutti di giocare una burla al perfido Rigoletto e di rapire la ragazza la notte stessa. Giunge il conte di Monterone che accusa perentoriamente il Duca di avere oltraggiato l`onore della figlia. Rigoletto lo schernisce. Mentre viene imprigionato dalle guardie del duca, Monterone lancia al duca ed al beffeggiatore Rigoletto una terribile maledizione. La scena si sposta in un vicolo buio tra la casa di Rigoletto ed il palazzo di Ceprano. E’ notte. Rincasando, Rigoletto, viene raggiunto da Sparafucile che si presenta come un sicario d`onore. Rigoletto lo allontana ma prende nota del suo nome. Giunto a casa abbraccia la figlia Gilda, mentre la governante della ragazza, Giovanna, fa entrare di nascosto il duca. Uscito Rigoletto, questi si presenta come un povero studente di nome Gualtiero Maldè: è lui il giovane che l`aveva incontrata al tempio. Gilda è felice. I due si scambiano frasi d`amore, ma un rumore di passi costringe il duca a dileguarsi: sono i cortigiani che si apprestano a rapire l`”amante” di Rigoletto. Imbattutisi proprio nel buffone, giungono perfino a chiedergli di collaborare nella loro impresa, facendogli credere (dopo averlo bendato) che si tratti di un rapimento ai danni della contessa di Ceprano. Solo quando Gilda è già stata portata via, Rigoletto si toglie la benda e scopre l`inganno: “Ah, la maledizione” urla sgomento.

Atto II

Nel proprio palazzo il duca lamenta la scomparsa della fanciulla. Quando i cortigiani lo mettono al corrente che Gilda è stata da loro rapita e condotta nei suoi appartamenti, egli, felice si reca a farle visita. Nel frattempo è giunto Rigoletto in cerca della figlia e viene sbeffeggiato alle spalle dai cortigiani. Saputo che Gilda è appartata con il duca, supplica disperato i cortigiani di ridargli la figlia, ma è lei stessa a giungere e a confessargli dell`onore perduto. Rigoletto giura vendetta, mentre Monterone viene condotto al patibolo.

Atto III

Sulla sponda del Mincio, Rigoletto ha condotto Gilda nelle vicinanze dell`osteria di Sparafucile, ove il duca in un nuovo travestimento è intento a corteggiare Maddalena, la sorella del sicario. La nuova canzone del duca fa intendere quale bassa considerazione egli nutra per le donne. Anche Gilda, che segue la scena da uno spiraglio tra i muri, si rende conto della disonestà del duca, ma nonostante tutto ne resta innamorata. Le effusioni del duca, i sentimenti leggeri di Maddalena, la costernazione di Gilda e la rabbia di Rigoletto si uniscono in un quartetto. Rigoletto incarica Sparafucile di compiere per lui la vendetta. Questo è il suo piano: mandata la figlia a Verona, a mezzanotte potrà ritirare di persona e gettare nel fiume il sacco entro cui Sparafucile avrà messo il cadavere del duca. Sennonché, allontanatosi il padre, Gilda ritorna e sente di nascosto il dialogo in cui Maddalena convince Sparafucile a uccidere al posto del duca la prima persona che sarebbe entrata nella locanda. La stessa Gilda, mentre fuori infuria una tempesta, si offre al sacrificio e, non riconosciuta per l`oscurità, entra nell`osteria ove sa che ad attenderla è il pugnale di Sparafucile. A mezzanotte Rigoletto ritira esultando il sacco e si appresta a gettarlo nel fiume, quando di lontano, ode echeggiare la canzone del duca. Incredulo, taglia il sacco e vi scopre la figlia Gilda morente. Nello straziante finale, Gilda svela i motivi che l`hanno spinta a sostituirsi al duca per salvarlo e spira chiedendo perdono al padre. A Rigoletto non resta che urlare: “Ah, la maledizione”.

Giuseppe Verdi e Francesco Maria Piave raccontano una tragedia che arriva diritta al cuore delle persone.
Lo spettatore, pur consapevole che il teatro è finzione, non può che rimanere totalmente coinvolto e profondamente sconvolto dinanzi alla vicenda di Gilda e Rigoletto. Quest’ultimo non ha redenzione, è vittima di sé stesso, è destinato al tormento, Gilda, al contrario, vivrà in eterno nel nome di un amore idealizzato. 
Due personaggi agli antipodi come il buio e la luce, il dubbio e la certezza, la difformità e la bellezza.
L’ambientazione scenografica si ispira alla pittura del ‘500 ed in particolare alla luce presente in quella pittura. Una luce che può esaltare il dettaglio e nascondere la sostanza delle cose al tempo stesso.
I personaggi agiscono e vivono come fossero ritratti sulla tela di un quadro.
Rigore essenziale nelle scene, accese e umanizzate dal colore rosso, nero, bianco e blu dei costumi, rigorosamente cinquecenteschi.
Raccontare l’opera rimanendo fedeli al testo drammaturgico ed alla musica, raccontare l’opera scavando nel significato del testo in relazione alla musica.
Quello che ci interessa è descrivere i personaggi pensati da Victor Hugo e voluti da Giuseppe Verdi e Francesco Maria Piave, senza sovrastrutture personalistiche.
Raccontare una vicenda ambientata nel ‘500 che parla al pubblico di oggi, come a quello di allora, con la stessa denuncia e la stessa forza emotiva.

Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

Si diploma in pianoforte principale al Conservatorio G. Donizetti di Bergamo e si laurea in Giurisprudenza presso l’Università statale di Milano con una tesi sul rapporto di lavoro tra Enti Lirici e masse artistiche. Dopo un’esperienza professionale di quattro anni come Direttore Artistico del canale televisivo Tele+ 3 Classica, nell’anno 2000 entra all’Accademia del Teatro alla Scala dove svolge per due anni il ruolo di coordinatore artistico. Nel 2002 viene chiamato a far parte della Direzione Artistica del Teatro alla Scala dove rimarrà fino alla fine del 2011 con la qualifica di Responsabile dell’attività quotidiana del Teatro. In quegli anni ha l’opportunità di seguire le prove degli allestimenti operistici, dei balletti e dei Concerti sinfonici, affiancando quotidianamente i grandi maestri e i registi che in quegli anni hanno operato nel Teatro. Dal 2012 al 2016 ha ricoperto l’incarico di Direttore Artistico presso la Fondazione Arena di Verona e dal novembre dello stesso anno è stato nominato Direttore Artistico del canale televisivo Classica HD, in onda sulla piattaforma televisiva di Sky. Dal sodalizio artistico con Piero Maranghi hanno preso forma le regie di Aida di Verdi al Teatro Coccia di Novara (2016) e quella di Manon Lescaut di Puccini al Teatro Massimo Bellini di Catania (2017).

È amministratore delegato e direttore di Classica Italia, società facente parte del Network internazionale Classica Germania, che gestisce il canale tv Classica HD in onda sulla piattaforma Sky. Nel 2008 con i soci di Skira ha lanciato Skira-Classica, società concessionaria del Teatro alla Scala. Dal 2003 è direttore della Fondazione intitolata all’architetto Piero Portaluppi. Nel 2015 ha curato il recupero della Vigna di Leonardo da Vinci e l’apertura al pubblico della Casa degli Atellani. Come produttore cinematografico ha recentemente realizzato due docufilm, distribuiti nei cinema di tutto il mondo: “Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie” e “Leonardo da Vinci. Il Genio a Milano” e un film dedicato a Roberto Bolle “Roberto Bolle. L’arte della danza” e uno dedicato all’architetto Piero Portaluppi “l’Amatore”. Attualmente in produzione è “Max & Maestro”, una serie di cartoni animati, con la partecipazione straordinaria di Daniel Barenboim. La serie è coprodotta da RAI, France Télévision e HR, una delle stazioni regionali della tv tedesca. Dal sodalizio artistico con Paolo Gavazzeni hanno preso forma le regie di Aida di Verdi al Teatro Coccia di Novara (2016) e quella di Manon Lescaut di Puccini al Teatro Massimo Bellini di Catania (2017).

Diplomato in violino al Conservatorio “N. Paganini” di Genova e in Direzione d’Orchestra al Conservatorio G. Verdi di Milano, debutta a vent’anni come direttore a Genova eseguendo Il Trovatore di G. Verdi.
In oltre venti anni di carriera debutta quasi quaranta titoli operistici spaziando dal barocco a prime assolute di opere contemporanee dirigendo nella maggior parte dei teatri italiani (Teatro dell’opera di Firenze, San Carlo di Napoli, Massimo di Palermo, Carlo Felice di Genova, Filarmonico di Verona, La Fenice di Venezia, Verdi di Trieste, Regio di Parma, Valli di Reggio Emilia, Bellini di Catania, Coccia di Novara, Civico di Vercelli, Sociale di Como, Fraschini di Pavia, Grande di Brescia, Ponchielli di Cremona, Comunale di Treviso, Sociale di Rovigo, Verdi di Pisa, Del Giglio di Lucca, Goldoni di Livorno, Alighieri di Ravenna, Politeama Greco di Lecce, Stabile di Potenza, Della Fortuna di Fano, Ventidio Basso di Ascoli Piceno, Dell’aquila di Fermo, Pergolesi di Jesi, Ente De Carolis di Sassari, Dal Verme di Milano, Comunale di Vicenza, Festival della Valle d’Itria, Festival Verdi di Parma, Festival Puccini di Torre del Lago).
Non sono mancati prestigiosi impegni all’estero (Semperoper di Dresden, Staatsoper di Stuttgart, Aalto theater di Essen, Orchestra Sinfonica di Goyania, Teatro Arriaga di Bilbao, Teatro dell’Opera di Montpellier, Festival Spoleto/Charleston (U.S.A), Orchestra Filarmonica Nazionale Lettone, NWD Philarmonie, Orchestra Statale dell’Hermitage, Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, Staatsoper di Darmstadt, Staatsoper di Lubeck).
Docente dal 2007 al 2013 presso il Conservatorio di Musica di Potenza, è abitualmente invitato come membro della giuria in concorsi lirici.
Dal 2016 è direttore musicale del Teatro Coccia di Novara.
Tra i prossimi impegni Carmen al Teatro dell’Opera di Firenze, Il Barbiere di Siviglia al Teatro Comunale di Bologna e al New National Theatre di Tokyo, Cenerentola all’Opera di Francoforte, Otello a Aalto di Hessen e La Favorita nei teatri comunali di Piacenza e al Teatro Regio di Parma.


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Dettagli

Data:
7 ottobre
Ora:
16:00
Categorie Evento:
,
Sito web:
https://www.fondazioneteatrococcia.it/

Luogo

Teatro Coccia
Teatro Coccia Via fratelli Rosselli, 47
Novara, NO 28100
Telefono:
0321233201
Sito web:
https://www.fondazioneteatrococcia.it/