NELSON

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NELSON

16 Gennaio 2020 ore 11:00

Giovedì 16 gennaio 2020 ore 9.00 e 11.00
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Testo e regia Giuseppe Di Bello
Con Marco Continanza
Compagnia Anfiteatro
Produzione COnTatto

Teatro d’attore
Dagli 11 agli 18 anni
Durata 60 min
SECONDARIA DI PRIMO E SECONDO GRADO

TERMINE CONSEGNA ADESIONI: 20 dicembre 2019
PAGAMENTO DA EFFETTUARSI ENTRO: 9 gennaio 2020

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[tab title=”Lo spettacolo”]

Questa è la storia di un uomo che credeva che nessuno nasce odiando un altro per il colore della sua pelle, la sua storia o la sua religione.
Le persone debbono imparare ad odiare.
E se possono imparare ad odiare allora può essere loro insegnato anche ad amare.
Perché per la natura umana l’amore è un sentimento più naturale dell’odio.
Dov’è quell’angolo del nostro cervello o del nostro cuore dove nascono le idee “buone?
E’ davvero un mistero, soprattutto se si considera una vita come quella di Nelson Mandela, nato in una nazione oppressa dal razzismo, dalla violenza che questo ha generato e dal suo “evolversi” nel terribile regime che è stato Apartheid.
Questo sistema, privo di pietà, che ha vessato lui, la sua famiglia e il suo popolo e che infine lo ha rinchiuso in un carcere su una piccola isola in mezzo all’oceano solo per le sue idee; in una cella di due metri per due per 27 anni, non solo non è riuscito a piegarlo ma, cosa più incredibile, sembra avergli offerto l’opportunità di maturare una profonda umanità, cosa che lo porterà ad elevarsi tra i grandi spiriti della storia dell’uomo.

Le persone debbono imparare ad odiare. E se possono imparare ad odiare allora può essere loro insegnato anche ad amare. Perché per la natura umana l’amore è un sentimento più naturale dell’odio”.
Queste parole potrebbero essere messe a suggello del vero e proprio tributo che Giuseppe Di Bello e Anfiteatro hanno dedicato al sudafricano Nelson Mandela, eroe Nero in un paese dominato dai bianchi, attraverso le preziose parole regalate ad un pubblico non solo di ragazzi da un commosso e commovente Marco Continanza.
Attraverso di loro seguiamo la storia di Nelson fin da piccolo, da quando gli venne cambiato dalla maestra il nome come omaggio al famoso Ammiraglio, al posto del suo impronunciabile. Lo seguiamo poi nei suoi primi studi in un college all’inglese sino all’arrivo dalla provincia a Johannesburg e alla scoperta della situazione intollerabile dei Neri; lo vediamo lavorare in miniera e poi in uno studio legale di ebrei e poi a crearne uno suo, nato apposta per cambiare la situazione del suo paese. Ecco poi la scelta di combattere e non di arrendersi sino alla condanna perpetua al carcere di Robben Island, ridotto a vivere in una piccolissima cella dove rimase 27 anni.
Ma anche qua lo spettacolo lo segue fedelmente non raccontandone solo i momenti salienti ma connaturandoli con il pensiero di Mandela: la lettura di Shakespeare come fosse una Bibbia, l’amore per gli aquiloni simboli di libertà, la cura dell’orto, l’invito non accolto ad abiurare il suo pensiero. Fino allo snodo della sua vicenda carceraria: la rivolta che avvenne nella township di Soweto nel giugno del 1976 che la polizia soffocò uccidendo diverse centinaia di persone, che sfociò 15 anni dopo nella sua liberazione.
Mandela fu liberato l’11 febbraio del 1990 divenendo addirittura il presidente del Sudafrica e avviando un processo di riconciliazione e pacificazione.
No fratelli, attraverso la vendetta avremo solo riprodotto la stessa violenza che abbiamo subito. Io vi dico che la vendetta non sarà soddisfacente. Non cambierà l’orrore vissuto, l’umiliazione, il tormento dei ricordi. Anche se ammazzi il tuo torturatore e lo fai morire in modo lento e doloroso questo non cambierà la percezione dell’orrore che abbiamo vissuto. La vendetta non ci renderà migliori di loro”.
E alla fine dello spettacolo, terminata l’ora dei pensieri e delle emozioni per aver ascoltato l’epopea di un uomo eccezionale, di un ‘icona della libertà, solo allora capiamo che “Nelson” ha parlato anche di noi, del nostro mondo, ancora una volta tormentato dal razzismo strisciante ma ben presente ancora nel cuore di molti e solo allora capiamo in quali modi possiamo combatterlo.
Le persone debbono imparare ad odiare. E se possono imparare ad odiare allora può essere loro insegnato anche ad amare. Perché per la natura umana l’amore è un sentimento più naturale dell’odio”.
E il teatro è sempre stato una delle armi più grandi per imparare dove si annidano amore e odio.
Mario Bianchi

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Dettagli

Data:
16 Gennaio 2020
Ora:
11:00
Categorie Evento:
,
Sito web:
www.fondazioneteatrococcia.it

Luogo

Teatro Coccia
Teatro Coccia Via fratelli Rosselli, 47
Novara, NO 28100
Telefono:
0321233201
Sito web:
https://www.fondazioneteatrococcia.it/