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MOSÈ IN EGITTO

18 novembre ore 16:00

Venerdì 16 novembre 2018 ore 20.30 – Turno A
Domenica 18 novembre 2018 ore 16.00 – Turno B


Azione tragico-sacra in tre atti
Musica di Gioachino Rossini, su libretto di Andrea Leone Tottola
Regia Lorenzo Maria Mucci
Direzione d’orchestra Francesco Pasqualetti
Orchestra della Toscana
Scene e Costumi Josè Yaque con Valentina Bressan – Luci Michele Della Mea
Coro Ars Lyrica
Allestimento della Fondazione Teatro di Pisa
Coproduzione Fondazione Teatro di Pisa, Fondazione Teatro Coccia di Novara e Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, in collaborazione con Opéra Théàtre de Metz Mètropole

Faraone ALESSANDRO ABIS
Amaltea SILVIA DALLA BENETTA
Osiride RUZIL GATIN
Elcia NATALIA GAVRILAN
Mambre MARCO MUSTARO
Mosè FEDERICO SACCHI
Aronne MATTEO ROMA
Amenofi ILARIA RIBEZZI


in occasione del 200° anniversario della prima rappresentazione
5 marzo 1818, Teatro San Carlo di Napoli

in occasione del 150° anniversario della morte di Gioachino Rossini
13 novembre 1868

La recente riapparizione del Mosè in Egitto sulle scene ha permesso a critici e spettatori moderni di fare la conoscenza con un’opera straordinaria. La somma arte di drammaturgo musicale di Rossini appare ai massimi livelli fin dalla scena di apertura, in cui la mirabile architettura formale si sposa a un effetto drammatico di rara intensità. Calibratissima è la caratterizzazione dei personaggi, di cui esempio particolarmente significativo è proprio la figura del protagonista: a Mosè, al profeta scelto da Dio per manifestare la sua volontà, Rossini affida una sola aria, privilegiando uno stile di canto declamato – si pensi in particolare al maestoso recitativo “Eterno, immenso, incomprensibil Dio” nel primo atto – che traduce al meglio la ieraticità del personaggio. A ciò si aggiungono la ricchezza e la varietà delle forme impiegate, uno stile di canto di rara espressività, efficacemente bilanciato dalla maestria della scrittura orchestrale; due esempi su tutti: la tortuosa figurazione melodica, che si riavvolge continuamente su se stessa, con la quale Rossini descrive le tenebre iniziali, e la magnifica introduzione alla scena del sotterraneo.

(Dizionario dell’Opera Baldini&Castoldi)


Atto I

L’Egitto si trova immerso in un buio assoluto, punizione inflitta da Dio al popolo di Faraone che non ha mantenuto la promessa di liberare gli Ebrei dalla schiavitù, lasciandoli partire per la Terra promessa. Gli Egiziani, in preda al terrore, invocano il loro re per essere liberati dalla maledizione: Faraone fa dunque chiamare Mosè, il capo degli Ebrei, promettendogli la libertà per il suo popolo non appena la luce sia tornata a risplendere sul paese. Mosè, per quanto consigliato dal fratello Aronne di non credere alle promesse troppe volte non mantenute di Faraone, invoca il perdono di Dio per l’Egitto, innalza il suo bastone e le tenebre si dileguano. Mosè e il suo popolo potranno lasciare l’Egitto prima di sera.
Osiride, figlio di Faraone, è legato da una relazione segreta alla giovane ebrea Elcia. Per paura di perderla, egli cerca di impedire la partenza degli Ebrei convincendo Mambre, il gran sacerdote, ad aiutarlo in questo intento. Lo persuade dunque a fomentare una sommossa popolare contro la decisione di Faraone che avrebbe fatto perdere al paese tutti i suoi schiavi. Mambre considera Mosè un ciarlatano e i suoi prodigi banali trucchi, come quelli che egli stesso in passato era stato in grado di riprodurre. Acconsente dunque a sobillare la ribellione tra gli Egiziani. Sopraggiunge Elcia in lacrime per salutare un’ultima volta il suo amante.
Con le sue trame Mambre induce una folla inferocita ad accalcarsi davanti al palazzo reale, richiedendo a gran voce la revoca dell’ordine di liberazione degli Ebrei. Faraone si lascia convincere dal figlio a ritrattare ancora una volta la sua promessa ed invia Osiride da Mosè per avvertirlo che ogni ebreo che avesse tentato la fuga sarebbe stato ucciso. Ciò getta nell’angoscia Amaltea, moglie di Faraone, che cerca di proteggere gli Ebrei perché si è segretamente convertita alla loro religione. Gli Ebrei, che ormai si sapevano liberi, accolgono la notizia con disperazione e Mosè minaccia altre punizioni divine per l’Egitto. Osiride ordina allora ai suoi soldati di ucciderlo e solo l’arrivo di Faraone impedisce che sia dato corso alla violenza. Faraone conferma la sua ultima decisione e Mosè, levando il suo bastone, fa cadere dal cielo una pioggia di fuoco.

Atto II

Per scongiurare la nuova maledizione divina, Faraone ordina agli Ebrei di partire immediatamente. Chiama poi il figlio per informarlo della felice conclusione delle trattative per le sue nozze con la principessa di Armenia, e non comprende come mai una notizia così lieta venga accolta con tanta tristezza. Poco dopo Aronne informa Mosè che Osiride ha rapito Elcia e che egli ha fatto seguire la coppia colpevole per conoscere il luogo dove si sarebbe rifugiata. Mosè prega Aronne di avvertire Amaltea e di raggiungere con lei i due amanti.
Nella buia caverna nella quale l’ha condotta, Osiride rivela ad Elcia la penosa situazione in cui si trova a causa dei progetti di suo padre. Le propone così di rimanere nascosti, e di vivere clandestinamente nei boschi. L’arrivo della regina con le sue guardie e di Aronne interrompe bruscamente il fantasticare dei due innamorati. Nonostante la disapprovazione altrui, essi rifiutano di separarsi e Osiride dichiara che intende rinunciare al trono. Nel frattempo Faraone, per timore che gli Ebrei, una volta liberati, accorrano in aiuto dei popoli nemici dell’Egitto, revoca ancora una volta la promessa. Sdegnato, Mosè dichiara che il principe ereditario e tutti i primogeniti maschi del paese saranno colpiti dal fulmine divino. Per questa minaccia Mosè viene messo in catene e Faraone, per preservare il figlio dal realizzarsi della profezia, convocata l’assemblea dei nobili, dichiara che Osiride da ora innanzi dividerà il trono con lui, e ingiunge ad Osiride stesso di pronunciare la condanna a morte di Mosè. Con grande meraviglia di tutti i presenti, si avanza allora Elcia, che rivela la sua relazione con Osiride e lo supplica di liberare Mosè, lasciandolo partire con il suo popolo. Lo prega poi di accettare il suo destino regale sposando la principessa d’Armenia e di lasciarla espiare il suo errore con la morte. Ma Osiride rimane irremovibile: ordina di uccidere Mosè e immediatamente, tra le grida disperate di Faraone e di Elcia, cade colpito da un fulmine.

Atto III

Dopo aver attraversato il deserto, gli Ebrei si arrestano sulle rive del Mar Rosso, nell’impossibilità di proseguire il loro cammino verso la Terra promessa. Mosè, alla testa del suo popolo, eleva una solenne preghiera a Dio, ma alla vista di una schiera di Egiziani che li stanno inseguendo, gli Ebrei sono presi dal panico. Mosè tocca allora con il suo bastone le acque, che si aprono lasciando un passaggio attraverso il quale essi possono raggiungere la riva opposta. Gli Egiziani si lanciano nel varco all’inseguimento degli Ebrei per vendicare la morte di Osiride, guidati da Mambre e da Faraone, ma sono sommersi dalle onde del mare che si richiudono sopra di loro.

Molti sono i temi e i piani di lettura che emergono da un ascolto attento e da una analisi puntuale della drammaturgia musicale del Mosè in Egitto, opera dove (mutuando le parole di Gino Roncaglia) “le vecchie forme si rinnovano, si purificano, e si innalzano su tutto quanto è stato scritto, e rimangono tuttora fra le cose più grandi uscite dal genio d’un uomo”. Nell’immaginare l’allestimento alcuni elementi hanno preso il sopravvento delineando una lettura registica che pone l’accento sull’attualità di alcuni temi e sulla modernità della struttura drammaturgica che, ad esempio nell’uso di ellissi narrative, si accosta a tratti alle sceneggiature cinematografiche.
Nella mia lettura due sono i temi principali: quello corale e quello religioso. Entrambi sono trasfigurati nella drammaturgia musicale messa in atto da Rossini rispettivamente in tema politico e tema della natura.
La coralità, intesa come manifestazione del sentimento collettivo, determina la struttura drammaturgica dell’opera, segnandone il ritmo e fornendo la cornice alla vicenda privata della relazione tra Osiride e Elcia (per la massima parte relegata nel secondo atto).
Coralità che si fa argomento politico nella contrapposizione tra due popoli, l’uno oppressore, l’altro schiavo; l’uno che spinge all’azione Faraone, l’altro che attende con ferma fiducia un segnale da Mosè. Penso ad esempio al coro d’apertura “Ah! chi ne aita?”: gli egiziani accusano Faraone di essere causa delle proprie disgrazie e spingono affinché lo stesso Faraone trovi la soluzione. Pressione che trova soluzione musicale nell’arrestarsi subitaneo del coro e nella significativa pausa (“dopo qualche pausa”) che precede il “Venga Mosè” di Faraone. Penso anche al coro degli ebrei nel finale del primo atto (“All’etra, al ciel”) che, insieme ad Aronne e Amenofi, canta le lodi di un dio patriota, che “I lacci fe cader / Di rio servaggio” e di cui tutti potranno ammirare giustizia e pietà. E sembra veramente lo stesso dio manzoniano che “nell’onda vermiglia / chiuse il rio che inseguiva Israele” (“Marzo 1821”)
È una coralità in qualche modo laica nonostante la severità oratoriale che trova poi forma agita nella contrapposizione tra i due leader. Non si parla mai di ‘terra promessa’ ma solo di ‘libertà’. D’altra parte il tema biblico dell’esilio è ripreso dal romanticismo risorgimentale con precise connotazioni politiche. Da una parte Faraone, in balia di spinte diverse e fin troppo riflessivo, che argomenta e cerca soluzioni per “ragion di Stato”. Dall’altra un Mosè invasato e integralista che argomenta solo attraverso le minacce. Il rapporto oppressore/schiavo che lega i due popoli è di natura economico-politica e non culturale. Gli egiziani infatti non hanno mai obbligato gli ebrei a convertirsi ai loro dei (v. la lunga battuta di Osiride nella quinta scena del primo atto) e Faraone si affanna a spiegare a Mosè le ragioni politiche contrarie alla partenza degli ebrei per il mantenimento della stabilità ai confini del regno (atto II, scena 4).
Nonostante l’argomento biblico, il tema religioso appare piuttosto sfumato. Come già accennato è un dio che vuole la libertà per il suo popolo inteso come comunità che crede in lui e quindi è un dio pronto ad accogliere anche gli egiziani: al termine del quintetto “Celeste man placata!” Aronne e Mosè non esitano un solo secondo a fare proselitismo.
Ar Egizj!
Mo Faraone! Ar Di questa luce un raggio
Vi schiari ancor la mente.
Mo E il Nume onnipotente
Quai figli vi amerà.
È un dio che, pur presente fin dai primi tre accordi all’unisono dell’introduzione, si manifesta solo attraverso “segni”, non “miracoli”. Nell’antico ebraico esisteva il termine per “creato” ma non per “natura”, in quanto tutta la natura era ‘manifestazione’ della divinità. Quindi terremoti, eruzioni, maree erano solo segni della presenza del divino. Anche nel Mosè in Egitto i segni sono tutti segni “naturali”, che hanno cioè a che fare con fenomeni naturali. Le colpe degli oppressori sono punite attraverso un movimento della natura ‘fuori ritmo’: tenebre che permangono sostituendosi alla luce; grandine e fulmini che cadono a ciel sereno; mare che si ritira e poi ritorna. Tutto ciò che procura dolori al popolo egiziano ha a che fare con la natura.
Il tema religioso trascolora così nella sacralità della natura e nel sovvertimento dei ritmi naturali. Questo senso sacro della natura e della “naturalità” dello scorrere della vita, permea anche il linguaggio: nella già citata scena quarta del secondo atto, quando Faraone cerca di spiegare a Mosè che la loro partenza potrebbe far migrare verso l’Egitto altre popolazioni destabilizzando i confini, usa un termine che di solito descrive un fenomeno di natura: “Inonderan le mie campagne, il regno.”.
Rimane un terzo tema, quello privato della relazione tra Osiride e Elcia, incastonato in posizione centrale, nel secondo atto dove peraltro trova tragica soluzione. Nella mia lettura vorrei mettere però in luce alcuni aspetti della vicenda che rischiano di rimanere sepolti sotto l’ingombrante e generico tema amoroso. Osiride, pur in una posizione di grande responsabilità politica, si muove cercando con ogni mezzo di assoggettare il bene comune al suo interesse privato e appare a tratti invasato al pari di Mosè. Lo scambio dopo il duetto del primo atto ci mostra un Osiride che non esita a usare la forza per trattenere Elcia che invece mette il dovere al di sopra dei suoi desideri:
Os Chi sarà quell’uomo, quel Dio,
Che da me ti può involar?
(trattenendola con impeto)
El Deh! Mi lascia…
Os Invan lo speri…
El Ah paventa!
E d’altronde, dopo aver tentato con complotti e corruzione di ottenere ciò che vuole, morirà non proprio da eroe nel disperato tentativo di rimuovere con la violenza l’ostacolo principale al suo desiderio.
Riassumendo il progetto di regia ruota quindi attorno a questi elementi:
– la contrapposizione tra due schieramenti, due popoli, tra oppressori e schiavi in un legame di natura politico-economica e non culturale
– il senso di sacralità della natura: ogni minimo perturbamento dei ritmi naturali provoca dolore
– la contrapposizione tra bene comune e interesse privato
– la violenza come mezzo per il raggiungimento di uno scopo
SI tratta di temi attuali perché universali e intimamente legati alla natura umana e dunque è necessario che siano leggibili sotto la trama delle azioni attraverso una precisa direzione d’attore e una modulazione drammaturgica dello spazio.
Fondamentale, nel rispetto della drammaturgia musicale, sarà la presenza scenica del coro in quanto attore che segue un proprio sviluppo, quando spingendo i personaggi ad agire e quando invece reagendo alle azioni di questi. Non un coro statico dunque ma in costante relazione di azione/reazione con i personaggi in una modalità che ricordi i movimenti di gregge e cani da pastore. I movimenti della massa corale dovranno essere precisi per essere chiaramente leggibili.
In questo senso anche i singoli personaggi dovranno costantemente essere in relazione con gli altri attori, muovendosi o posizionandosi in rapporto alle intenzioni interpretative.
Per lo spazio scenico nessuna ricostruzione archeologica e nessuna attualizzazione estrema.
Più che uno spazio atemporale si tratterà di uno spazio concettuale, uno spazio modulato nel tempo capace di restituire visivamente alcuni degli elementi individuati.
Schematizzando, per il primo e secondo atto:
1 spazio della ricchezza/schiavitù (più precisamente la ricchezza contiene la schiavitù)
2 spazio della possibile libertà
3 che torna poi a essere lo spazio 1
Per il terzo atto:
1 spazio della vera libertà
2 spazio della morte
Per trovare sul piano visivo una modalità comunicativa forte rispetto a quanto individuato, ho scelto di lavorare con un giovane artista cubano, Josè Yaque, nelle cui opere è possibile rintracciare l’attenzione agli eventi naturali che spazzano via l’esistente e favoriscono la creazione di nuovi equilibri, in uno scorrere continuo e costante della storia dei popoli. Nella ricerca dell’artista è forte l’interesse per i fenomeni che riguardano la collettività, la visione del fluire della vita dove il singolo si perde nella molteplicità, nella pluralità di fatti e passioni. Per materiali utilizzati e poetica il segno visivo di Josè Yaque è talvolta intimo e domestico, talvolta monumentale e potente, al contempo attuale e fuori dal tempo, legandosi dunque strettamente con l’intenzione del disegno registico. Anche i costumi saranno interpretati con lo stesso segno visivo, con elementi plastici a caratterizzare ciascun personaggio. Allo stesso modo, per il coro, elementi plastici renderanno visibili le differenti appartenenze, utilizzando soluzioni che permettano un rapido cambio di costume.
L’individuazione di un tema così importante nell’attuale momento storico come la sacralità della natura e ciò che deriva da un perturbamento dei ritmi naturali, insieme alla scelta di far confluire nella visione registica la poetica di un artista come Josè Yaque, mi ha fatto immaginare la possibilità di fare di questo allestimento il testimone di una diversa idea di sostenibilità produttiva anche nel campo della produzione operistica. Forte è stata quindi la spinta a fare una scelta etica che muovesse verso quell’economia circolare (riduzione, riuso e riciclo) di cui sentiamo sempre più parlare. Importante è stato su questa linea, l’incontro con Waste Recycling, azienda tra le più importanti e qualificate a livello nazionale nello smaltimento dei rifiuti industriali e nel trattamento degli scarti di lavorazione provenienti da numerosi cicli produttivi. Ma soprattutto Waste Rec. già da diversi anni, utilizza la produzione artistica (progetto SCART) per veicolare tematiche ambientali a un pubblico più ampio di quello di settore.
Scene e costumi del Mosè in Egitto saranno dunque realizzati a partire da “scarti” di lavorazioni le più varie, scelti da Yaque tra quelli che Waste Rec. potrà mettergli a disposizione. Josè Yaque sarà affiancato da Valentina Bressan (scenografa e costumista) che lo supporterà nella realizzazione tecnica nel rispetto delle norme di sicurezza e delle esigenze della scena d’opera.

Lorenzo Maria Mucci

Regista e docente di recitazione, collabora da oltre vent’anni con la Fondazione Teatro di Pisa, dove ha seguito a lungo i progetti formativi.
Come insegnante ha collaborato con molti docenti nazionali e internazionali tra cui Peter Clough (Guildhall School of Music and Drama, London), Agustì Humet (Institut del teatre, Barcelona), Michel Azama. Ha inoltre tradotto e pubblicato Medea-Black di Michel Azama (ETS, 2004) e Ancora la tempesta di Enzo Cormann (ETS, 2007).
Sempre per la Fondazione Teatro di Pisa ha diretto numerosi spettacoli tra cui le prime nazionali di Michel Azama: Croisades (2002) e Iphigenie ou le péché des dieux (2004).
Da diversi anni è docente di recitazione nell’ambito dei laboratori di Opera Studio.
È cofondatore della compagnia Altredestinazioniteatro per la quale ha scritto e diretto 7900 meli, storia di Sophja e Lev Tolstoj (tour Fondazione Toscana Spettacolo stagioni 2011/12 e 2012/13) e diretto Variazioni Frankenstein di Francesco Niccolini.
Ha esordito nella regia lirica al Teatro Verdi di Pisa, nella stagione 2012/13, con la prima assoluta di
Falcone e Borsellino di Antonio Fortunato; successivamente ha firmato le regie delle opera da camera Si camminava sull’Arno di Marco Simoni (anche questa in prima assoluta, Stagione 2013/14) e Il Convitato di Pietra di Dargomyžskij (Stagione 2014/15).
Ha firmato Simon Boccanegra di Verdi per l’apertura della Stagione 2015/16. Nella stessa stagione ha diretto Il Convitato di Pietra di Giovanni Pacini e il dittico di Bruno Coli, da Poe, The Tell-Tale Heart e The Angel of The Odd (quest’ultimo selezionato anche per l’Armel Opera Festival dove ha vinto il premio per la miglior interpretazione, tributato dalla giuria internazionale alla protagonista Adriana Bignagni-Lesca) ottenendo sempre più che positivi giudizi dalla critica e dal pubblico. Nella stagione 2016/17, sempre per il Teatro Verdi di Pisa, ha curato la regia del Trittico Hindemith/Puccini (Sancta Susanna, Suor Angelica, Gianni Schicchi) e di Un cappello di paglia di Firenze di Rota, frutto del Progetto LTL Opera Studio.

Si diploma in pianoforte e composizione nei conservatori di Lucca e di Firenze, si perfeziona in direzione d’orchestra alla Royal Academy of Music di Londra con Sir Colin Davis, all’Accademia Musicale Chigiana di Siena con Gianluigi Gelmetti e alla Accademia Musicale di Stresa con Gianandrea Noseda.
I primi mesi del 2018 lo vedranno impegnato in una nuova produzione de Il Trovatore per il Teatro Verdi di Trieste e nel nuovo allestimento di Ugo Nespolo de L’Italiana in Algeri a Pisa e Rovigo. A maggio 2018 sara’ a Lubecca per Barbiere di Siviglia, a settembre al Festival Verdi di Parma e Busseto con Un giorno di Regno e concluderà il 2018 con un importante titolo del Rossini serio che sarà annunciato in primavera.
Il 2017 ha visto il suo debutto all’Opera di Firenze – Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con una produzione di Madama Butterfly che ha raccolto unanimi ed entusiasti consensi. E’ stato invitato per la terza volta in Nuova Zelanda, dove ha diretto Carmen per la New Zealand Opera in Auckland e Wellington ed e’ stato inoltre il direttore de Il Cappello di Paglia di Firenze di Nino Rota per LTL Opera Studio a Pisa, Lucca e Livorno con l’Orchestra Giovanile Italiana.
La stagione 2015/2016 ha visto il suo debutto al Gran Teatro La Fenice di Venezia con La Scala di Seta di Rossini, quello nella stagione sinfonica dell’Orchestre d’Auvergne in Francia, al Teatro dell’Opera di Colonia con Così Fan Tutte, al Kimmel Center di Philadelphia con Le Nozze di Figaro, all’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino con il Macbeth di Verdi, ed è inoltre tornato nei Teatri di Pisa e Lucca con Mefistofele e nei Teatri di Como e Pavia con Così Fan Tutte per Opera Lombardia.
Tra le sue recenti produzioni operistiche ricordiamo Il Matrimonio Segreto e Die Zauberfloete per il Teatro Regio di Torino, La Scala di Seta per il Festival d’Aix-en-Provence, La Bohème e Madama Butterfly per New Zealand Opera, Il Barbiere di Siviglia per il Festival di Stresa con l’Orchestra Giovanile Italiana, L’Italiana in Algeri e La Traviata per il Circuito Lirico Lombardo, Le Nozze di Figaro e Il Don Giovanni per il Teatro di Pisa, L’Elisir d’amore per il Teatro di Sassari, per il Teatro Lirico di Cagliari e per il RNCM di Manchester. Francesco e’ inoltre visiting professor per il repertorio lirico italiano presso il National Opera Studio di Londra.
E’ più volte invitato per concerti sinfonici sul podio dell’orchestra de I Pomeriggi Musicali di Milano, dell’ORT-Orchestra Regionale Toscana, della BBC Philharmonic di Manchester, dell’OJM – Orchestre des jeunes de la Mediterranee (in residence al Festival d’Aix-en-Provecnce) dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino, dell’Orchestra Filarmonica di Torino, della RNCM Symphony Orchestra di Manchester e de I Virtuosi del Teatro alla Scala, collaborando con solisti di fama internazionale come Boris Belkin, Bruno Canino, Francesca Dego e Marie-Josèphe Jude.
Francesco è stato assistente di Gianluigi Gelmetti, Gianandrea Noseda, Sir Colin Davis e Trevor Pinnock al Teatro dell’Opera di Roma, alla Sydney Symphony Orchestra, all’Opéra de Monte Carlo, allo Stresa Festival e al Festival d’Aix-en-Provence. Nel 2009 Sir Colin Davis invita Francesco sul podio della London Symphony Orchestra per un concerto matinée nell’ambito del LSO Discovery Scheme.
Francesco è stato direttore principale dell’OGU – Orchestra Giovanile dell’Universita’ di Pisa dal 2002 al 2008, e dal 2012 ad oggi e’ Direttore Artistico e Musicale dell’Orchestra Arche’ a Pisa.
Numerosi i premi ed i riconoscimenti internazionali: L’Accademia Chigiana gli conferisce il “Diploma d’Onore”, la Royal Academy of Music premia la conclusione dei suoi studi con l’Henry Wood Prize e con il Gordon Foundation Prize.
Nel 2017, inoltre, il Consiglio dei Governatori della Royal Academy of Music di Londra elegge Francesco “Associate of the Royal Academy of Music” (ARAM), un onore riservato agli ex-allievi dell’Academy che si sono particolarmente distinti nella professione musicale.
E’ inoltre laureato con lode in Filosofia a Pisa, con una tesi sul “De Infinto universo et Mondi” di Giordano Bruno, relatore Prof. Tommaso Cavallo.

Nasce a Manzanillo, Cuba, nel 1985. Vive e lavora a L’Avana.
Dal 2004 fino al 2009 espone in numerose mostre collettive e personali all’Avana, nel 2010 partecipa alla prima Biennale di Arte Contemporanea del Portogallo ed espone al Wasps Artists’ Studios, a Glasgow in Scozia.
L’anno successivo prende parte ad una mostra collettiva a Madrid, nel 2012 è nuovamente a Glasgow per il Festival Internazionale di Arte Visiva. Nello stesso anno vince una residenza a Varsavia; in Polonia l’artista espone all’interno della Zacheta Project Room della Galleria Nazionale d’Arte di Varsavia nella mostra collettiva “Fragmentos” e realizza, presso la Galleria Nazionale d’Arte Zacheta, la sua prima personale fuori dai confini nazionali.
Nel 2013 prende parte alla mostra collettiva “Senderos de Bosque” presso l’Emerson College/ Ruskin East G. Floor a Forest Row in Inghilterra. Tra le sue mostre personali recenti: 2015 Grabeda, Galleria Continua Les Moulins; Scavare, Galleria Continua San Gimignano; MAGMA, Biblioteca Nacional de Cuba “José Martí”, L’Avana; 2013 Millenium Bridge, Servando Galería de Arte, L’Avana; 2012 Wisla, Zacheta – Galleria d’Arte Nazionale, Varsavia; 2011 To be, Sala Covarrubias del Teatro Nacional, L’Avana. Tra le mostre collettive recenti: 2016 Cuarteto, ARTE CONTINUA Havana, L’Avana; Transhumance, CAB Art Center, Bruxelles; Ensemble, ARTE CONTINUA Havana, L’Avana; TÚ + YO = NOSOTROS, ARTE CONTINUA Havana, L’Avana; 2015 Wind and Art Don’t Care about Border, Metropolitan Art Society, Beirut; Anclados en el territorio, ARTE CONTINUA Havana, L’Avana; Follia Continua, (25 Years of Galleria Continua). CENTQUATRE, Parigi. 2017: personale “Tierra Madre” alla galleria David Gill di Londra, in collaborazione con Galleria Continua; personale “Alluvione d’Arno”, Villa Pacchiani Centro Espositivo, Santa Croce sull’Arno, Pisa.
Sempre nel 2017 partecipa alla 57° Biennale di Venezia, Padiglione di Cuba, Palazzo Loredan.

Waste Recycling SpA opera nel settore dello smaltimento e trattamento di rifiuti industriali e in oltre 20 anni di attività ha strutturato un’organizzazione in grado di dare una risposta ad ogni problematica inerente qualsiasi tipologia di scarto. Avvalendosi di tecnici di alto livello professionale, d’impianti e attrezzature all’avanguardia, oltre alla disponibilità di propri laboratori chimici coadiuvati da Istituti Universitari, è in grado di dare le più adeguate soluzioni per il corretto smaltimento dei vari residui prodotti da ogni tipo di attività.
Il settore commerciale della Waste Recycling è in grado di individuare la soluzione ottimale, sotto il profilo ambientale e dell’economicità, per tutte le tipologie di aziende che producono scarti di lavorazione da avviare a smaltimento finale o residui da destinare al recupero, con un’assistenza tecnica sicura ed efficace in grado di valutare, ottimizzare e ridurre il ciclo produttivo degli scarti di lavorazione.
Il progetto SCART è nato oltre 18 anni fa per trasformare la mission di Waste Recycling (www.wr.it), in un progetto concreto capace di incidere positivamente sulla mentalità del recupero e del riuso. Oggi SCART è un marchio registrato con cui vengono realizzate opere e installazioni esclusive fatte al 100% di rifiuti. Negli anni SCART ha collaborato con docenti e studenti di varie Accademie di belle Arti e ad oggi la rete coinvolge oltre 130 giovani artisti, designer e architetti.
Con i rifiuti sono stati interpretati contesti e ambienti, affrontando sfide sempre nuove.


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Dettagli

Data:
18 novembre
Ora:
16:00
Categorie Evento:
,
Sito web:
https://www.fondazioneteatrococcia.it/

Luogo

Teatro Coccia
Teatro Coccia Via fratelli Rosselli, 47
Novara, NO 28100
Telefono:
0321233201
Sito web:
https://www.fondazioneteatrococcia.it/