Prometheus

Da Prometeo incatenato di Eschilo
Traduzione di Daniele Salvo
Con Alessandro Albertin e Melania Giglio
Regia Daniele Salvo
Scene Fabiana Di Marco – Costumi Daniele Gelsi – Luci Giuseppe Filipponio
Produzione Associazione Culturale Dide – Fahrenheit 451 Teatro

 

Personaggi e interpreti:
Prometeo ALESSANDRO ALBERTIN
Io MELANIA GIGLIO
Oceano MARTINO DUANE
Efesto, Hermes SIMONE CIAMPI
Le Oceanine Marcella Favilla, Francesca Mària, Giulia Galiani, Marta Nuti, Giulia Diomede, Giuditta Pasquinelli, Ester Pantano
Ananke, il Destino Salvo Lupo

Prometeo ladro del fuoco, nemico degli dei, Prometeo amico degli uomini, portatore di luce, Prometeo vittima e colpevole, creatura del passato e del futuro. Prometeo il tracotante.
In una terra desolata, in un tempo mitico, in cui la realtà è dominata dai Titani, in cui gli dei determinano i destini del tempo e dello spazio, Prometeo osa opporsi a Zeus, il nuovo dio assoluto. Lo scontro fra Prometeo e Zeus è spaventoso, inimmaginabile. È una vera crisi sacrificale. Proprio come Cristo, Prometeo soffre a causa degli uomini, proprio come lui subisce una punizione esemplare ed ingiusta.
Zeus è per il radicale annientamento del genere umano, della razza degli effimeri, parassiti insignificanti, mentre Prometeo, attraverso il dono del fuoco, vuole donare loro una possibilità. Il fuoco è la scintilla divina che rende tutto possibile, che illumina la via.
Il mito di Prometeo parla di noi, della condizione umana, della sua labilità, della sua duplicità, della sua ambivalenza e ci ricorda che il senso ultimo della nostra condizione è proprio il fatto di essere effimeri. L’illusione dell’identità, l’illusione dell’Io, il desiderio di unicità, la volontà di determinare il destino, di controllare gli elementi, crollano di fronte al mondo degli dei.
L’uomo di oggi si interroga su questioni fondamentali: esisterà un futuro per la vita umana oppure davanti a noi vi è solo una prospettiva catastrofica? Che ruolo giocheranno la scienza e la tecnologia in questa catastrofe, oggi viste esclusivamente come luce del futuro? Quale tributo si pagherà al progresso? La perdita della memoria e dell’identità? La degradazione dei valori e la trasformazione inesorabile in consumatori/consumati?
Come si ripropone oggi, in tempi così difficili di intolleranza, razzismo e fondamentalismo, il tema del rapporto fra l’umano e divino?
Prometeo è l’eroe del confine, della mediazione fra questi due mondi, così diversi.
Terribile cosa è l’uomo. Ancor più terribile il mondo degli dei.
Un grande maestro diceva che i testi antichi sono come segnali provenienti da stelle luminose ormai scomparse. Attualizzare questi testi e cercare a tutti i costi un rapporto diretto è come chiudere gli occhi sulla nostra contemporaneità. In questo momento di perdita di valori e di ideali, di degradazione e superficialità assoluta, di mancanza di dei e Titani, di incolmabile tracotanza umana, è assolutamente necessario confrontarsi con la parola antica, tentare di decifrare il riverbero luminoso proveniente da quelle stelle ormai scomparse, fermarsi sul ciglio della voragine, attendere, guardare la luce e riflettere sui nostri destini futuri. Per un istante.
Solo per un istante.

Daniele Salvo

Debutto strabiliante di Prometheus, all’Amenanos Festival, il mito così come ce l’ha raccontato Eschilo e la traduzione particolarmente fedele di Daniele Salvo ma senza inutili fronzoli.
Gli applausi per il Titano Prometeo Alessandro Albertin sono stati fragorosi sin da quando nel suo monologo, legato in catene da Zeus racconta del suo amore e del suo legame per le creature da lui stesso forgiate dal fango: gli esseri umani
“.
Paolo Zerbo, SiciliaReport

 

Non c’è tragedia più solenne che quella di Prometeo: in quale scritto è mai stata tracciata una così formidabile apologia del desiderio di conoscere, indisponibile a piegarsi foss’anche al cospetto di un tribunale di dèi? Chi mai ha osato, con tanta fermezza, mettere in discussione il potere?
Chi ha saputo mettere in dubbio la legittimità del regno di Dio medesimo?
Dovremo attendere Giordano Bruno per trovare un uomo che sappia assumere una simile potenza e sciagura su di sé. O forse lo stesso Gesù Cristo, come scrive Daniele Salvo nelle note di regia: qualcuno che non esiti a farsi “nemico degli dèi, amico degli uomini, portatore di luce
”.
Nell’interpretazione di Alessandro Albertin, i toni profondi della sua voce, lo scuotere le catene e il dibattersi dentro una gabbia che richiama il conodell’Etna, conferiscono ai potenti monologhi la forza che è loro propria. Ecco, il tema non è il concetto puro di Dio, ma quel modo di utilizzare la divinità che troppe volte in troppi secoli e ancora oggi troviamo al servizio del potere. Emblematici di questa analisi i personaggi interpretati da Simone Ciampi, in bilico tra Efesto, che si rammarica di dover svolgere un compito, quello di forgiare le catene, che non avrebbe voluto e, d’altra parte, Mercurio, che invece ottiene un piacere sadico dall’esercizio di un potere non suo. O il tentativo di mediazione politica di Oceano (Martino Duane), che spera di far mitigare la pena. La più simile a Prometeo resta lei, Io, la giumenta impazzita che corre senza tregua, magnificamente interpretata da Melania Giglio, che fa impazzire ogni sillaba del suo eloquio: è lei perfetto opposto e complemento della fissità del gigante incatenato; e come lui non può esser ricondotta alla ragione della gente comune“.
FondazioneM.com

 

Cimentarsi con una delle più belle tragedie della grecità, il Prometheus di Eschilo, nella cornice (invidiabile) del misconosciuto Teatro greco romano di Catania, con il lodevole intento di valorizzarlo e farlo risorgere a miglior vita culturale e artistica. Così ha avuto il suo bel battesimo il 4 maggio l’Amenanos festival (il titolo non a caso ci ricorda il bel fiume che scorre discreto nelle viscere della città), un ricco e sfizioso cartellone ideato dall’infaticabile organizzatore Michele Di Dio e la sua Associazione Culturale DiDe, che si snoderà per tutto il mese di maggio. Una tragedia classica a Catania in versione integrale? Finalmente sì, con un risultato davvero convincente. Nulla ha da invidiare al teatro di Siracusa, questo sito, diverso certamente, ma che, con i dovuti accorgimenti scenografici e le ottime idee registiche di Daniele Salvo (che vanta importanti collaborazioni anche con l’Inda), ha fatto da degno sfondo alla performance dei bravi attori. In primis Alessandro Albertin che è stato un Prometeo superbo e orgoglioso, in gabbia e catene per tutto lo spettacolo, ma assolutamente libero nel pensiero, modulando ad arte voce e gesti per restituirci un personaggio tormentato e generoso, che ha mutato radicalmente la sorte dell’umanità.
Una tragedia statica il Prometeo, che non è mai facile vivacizzare. Eppure le belle Oceanine, con le loro movenze sinuose, gli abiti cerulei e il fecondo dialogo con Prometeo hanno fatto davvero bella scena; e con loro una splendida Melania Giglio nell’arduo ruolo della sacerdotessa Io, drammatica vittima della vendetta del focoso Zeus, che si è mossa con destrezza e ha giocato abilmente con i vari registri vocali, passando agevolmente dall’intimo all’invasato.
Sfizioso quanto basta anche Simone Ciampi nell’ironico ruolo di Hermes, che ha concluso la performance con un pizzico di leggerezza, apparendo a sorpresa da una finestra, poi mescolandosi al pubblico sulle gradinate, prima della rutilante scena finale, animata da un potente gioco di luci
“.
Silvana La Porta, Sicilymag

 

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sabato 16 maggio 2020, ore 21:00 a

domenica 17 maggio 2020, ore 16:00 b

lunedì 18 maggio 2020, ore 11:00 recita per le scuole