immagine Ernani

Musica di GIACOMO PUCCINI
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
Direzione Fabrizio Maria Carminati
Regia Renato Bonajuto
Scene Giovanni Gasparro e Danilo Coppola
Tosca Charlotte-Anne Shipley
Cavaradossi Luciano Ganci
Orchestra del Teatro Coccia
Coro del Teatro Coccia
Coproduzione Ente Luglio Musicale Trapanese

Nato a Novara nel 1979, ha iniziato la sua carriera di regista come assistente di Beppe De Tomasi affiancandolo nei più prestigiosi teatri del mondo con i più grandi nomi della lirica. Nel 2004 diventa assistente di Luciano Pavarotti nella produzione de La bohème di G. Puc-cini al Teatro della Fortuna di Fano. Ha al suo attivo oltre cento regie e quarantasette titoli debuttati, in teatri italiani ed esteri come Teatro Regio di Parma, Teatro Massimo Bellini di Catania, Teatro Coccia di Novara,Teatro Pavarotti di Modena, Teatro Verdi di Pisa, Teatro Goldoni di Livorno, Luglio Musicale Trapanese, Opera Giocosa, Teatro Sociale di Mantova, Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Teatro Cilea di Reggio Calabria,Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, Teatro Bonci di Cesena. Non sono mancati gli impegni internazionali come al Teatro d’Opera di Stato di Istanbul, al Teatro Ariaga di Bilbao,al Tang XianZu International Drama, e al Teatro Perez Galdos di Las Palmas e Festival come: Firenze all’Opera Festival, Massa Marittima Lirica in piazza, Sarzana allo Spiros Argiris e Chiusi al Festival Orizzonti. E’ stato regista collaboratore assieme a Renata Scotto per l’opera Madama Butterfly di G.Puccini e con Renato Bruson per l’opera Falstaff di G. Verdi. I prossimi impegni saranno Tracollo di G.B. Pergolesi al Teatro San Carlo di Napoli, Tosca di G.Puccini al Teatro Coccia di Novara e all’Opera Giocosa di Savona, Barbiere di Siviglia di G.Rossini al Teatro Munici-pale di Piacenza, e Madama Butterfly a Las Palmas.
Tosca è un’opera antesignana della cinematografia. La sua scrittura è talmente lineare e fluida che sembra di essere di fronte a una scrittura filmica. Amo le sue ambientazioni di opulenza del barocco romano e del potere papale, nel periodo di invasione napoleonica. Un’ambientazione così immediata che il pubblico ne viene immediatamente rapito ed entra nella scena.
Giovanni Gasparro è nato a Bari il 22 ottobre del 1983. Si è diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2007, come allievo del pittore Giuseppe Modica, con una tesi in storia del’arte sul soggiorno romano di Van Dyck. Il suo dipinto Ultima cena è esposto nel film Saturno contro di Ferzan Ozpetek. La prima mostra personale, a Parigi, è del 2009. Nel 2011 l'Arcidiocesi dell'Aquila gli ha commissionato 19 opere tra cimase e pale d'altare per la Basilica di San Giuseppe Artigiano (XIII sec.), danneggiata dal terremoto del 2009, che costituiscono il più grande ciclo pittorico d'arte sacra realizzato negli ultimi anni. Nel 2012 realizza l’opera Anomalia con il cappello di Largillière per la Costa Fascinosa, la più grande nave da crociera d’Europa, nella flotta di Costa Crociere. Nel 2013 ha vinto il Bioethics Art Competition della cattedra in bioetica e diritti umani dell’UNESCO con l’opera Casti con-nubii, contro l'aborto, ispirata all’omonima enciclica di papa Pio XI (1930), esponendo ad Hong Kong, Houston e Città del Messico. L’anno seguente, con Quum memoranda - ritratto di papa Pio VII, ha vinto il Premio Pio Alferano ed il Premio Eccellenti Pittori - Brazzale. Ha esposto alla 54° Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia, curata da Vitto-rio Sgarbi e presso la Galleria Nazionale di Cosenza a confronto con Mattia Preti, la Pinaco-teca Nazionale di Bologna, la Real Basilica di Superga a Torino, Palazzo Venezia a Roma, il Museo Nazionale Alinari, il Museo degli Innocenti ed i Musei di Villa Bardini a Firenze, Castel Sismondo ed il Museo della Città di Rimini, il Casino dell'Aurora di Guido Reni a Palazzo Pal-lavicini-Rospigliosi di Roma, la Pinacoteca di San Severino Marche a confronto con il Pintu-ricchio, la Pinacoteca Corrado Giaquinto di Bari, il Museo Civico di Bassano del Grappa, il Labirinto di Franco Maria Ricci a Fontanellato, il Museo Napoleonico ed il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Museo Eremitani di Padova, il Grand Palais di Parigi, il MART di Rovereto e la Stadtgalerie di Kiel (Germania). Le sue opere sono esposte in importanti collezioni pubbliche e private europee e statunitensi, nonché in diverse chiese e basiliche italiane di Siena, Trani, Roma, Napoli, Torino e L'Aquila ed estere a Malta, in Svizzera e in Grecia. Molte delle mostre a cui ha partecipato hanno goduto dei patrocini della Presiden-za della Repubblica Italiana, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e di numerosi Ministeri, nonché delle istituzioni regionali, provinciali e comunali.
È il primo pomeriggio del 17 giugno 1800, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Il pittore Mario Cavaradossi sta ritraendo in un quadro Maria Maddalena e le dà il volto della mar-chesa Attavanti, che ha visto più volte entrare in una cappella. Da questa cappella esce Cesare Angelotti, già console della Repubblica Romana soppressa dalle truppe napoleta-ne e fratello della marchesa. Angelotti è evaso poco prima da Castel Sant’Angelo, dove il barone Vitellio Scarpia, capo della polizia, l’aveva imprigionato. Cavaradossi, di sentimenti liberali, gli offre rifugio nella propria villa. Sopraggiunge Tosca, cantante … tanto famosa quanto avvenente e amante di Cavaradossi. Il quadro che ritrae l’Attavanti l’ingelosisce, ma, rassicurata da Cavaradossi, Tosca s’allontana. Cavaradossi e Angelotti lasciano la chiesa, nella quale entra poco dopo Scarpia, che ha iniziato le ricerche dell’evaso. Torna Tosca, per avvertire Cavaradossi che la sera dovrà eseguire a Palazzo Farnese una cantata per festeggiare la vittoria che l’esercito austriaco ha riportato a Marengo su Napoleone. Non trovando l’amante è ripresa dalla gelosia, che d’altronde Scarpia rinfocola. Da tempo desidera Tosca e ordina all’agente di polizia Spoletta di pedinarla. Rimane quindi nella chiesa per assistere al Te Deum di ringraziamento per la sconfitta subita da Napoleone.
È il primo pomeriggio del 17 giugno 1800, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Il pittore Mario Cavaradossi sta ritraendo in un quadro Maria Maddalena e le dà il volto della mar-chesa Attavanti, che ha visto più volte entrare in una cappella. Da questa cappella esce Cesare Angelotti, già console della Repubblica Romana soppressa dalle truppe napoleta-ne e fratello della marchesa. Angelotti è evaso poco prima da Castel Sant’Angelo, dove il barone Vitellio Scarpia, capo della polizia, l’aveva imprigionato. Cavaradossi, di sentimenti liberali, gli offre rifugio nella propria villa. Sopraggiunge Tosca, cantante … tanto famosa quanto avvenente e amante di Cavaradossi. Il quadro che ritrae l’Attavanti l’ingelosisce, ma, rassicurata da Cavaradossi, Tosca s’allontana. Cavaradossi e Angelotti lasciano la chiesa, nella quale entra poco dopo Scarpia, che ha iniziato le ricerche dell’evaso. Torna Tosca, per avvertire Cavaradossi che la sera dovrà eseguire a Palazzo Farnese una cantata per festeggiare la vittoria che l’esercito austriaco ha riportato a Marengo su Napoleone. Non trovando l’amante è ripresa dalla gelosia, che d’altronde Scarpia rinfocola. Da tempo desidera Tosca e ordina all’agente di polizia Spoletta di pedinarla. Rimane quindi nella chiesa per assistere al Te Deum di ringraziamento per la sconfitta subita da Napoleone.
Scarpia sta cenando in una sala di Palazzo Farnese, residenza romana dei Borbone di Na-poli. Gli giunge la voce di Tosca che esegue la cantata celebrativa e decide di convocar-la. Apprende poi da Spoletta che Angelotti è irreperibile, ma che certamente Cavaradossi conosce il suo nascondiglio e quindi è stato arrestato. Ha inizio l’interrogatorio: il pittore ne-ga di conoscere il nascondiglio di Angelotti e impone il silenzio a Tosca, nel frattempo so-praggiunta. Scarpia lo sottopone a tortura e Tosca, disperata, rivela che Angelotti è nasco-sto in un pozzo del giardino della villa di Cavaradossi. Sopraggiunge il gendarme Sciarrone e informa Scarpia che a Marengo Napoleone non è stato sconfitto, ma ha vinto. A questo annuncio Cavaradossi esulta ad alta voce e viene immediatamente condannato a morte. Rimasto solo con Tosca, Scarpia la ricatta: se gli si concederà, potrà salvare Cavaradossi e lasciare Roma con lui. È interrotto da Spoletta, il quale riferisce che Angelotti ha evitato la cattura uccidendosi. Tosca, sempre più sconvolta, chiede a Scarpia, in cambio di ciò che egli pretende, un salvacondotto per Cavaradossi e per sé. Scarpia acconsente, ma precisa che, non avendo egli la facoltà di graziare Cavaradossi, occorrerà simularne la fucilazione, con un plotone che sparerà a salve. Dopo aver compilato il salvacondotto, Scarpia s’avvicina a Tosca per riscuotere quanto pattuito, ma ella impugna un coltello scorto sul ta-volo al quale il barone stava cenando all’inizio dell’atto e lo uccide.
È l’alba, salutata dallo scampanio delle chiese di Roma e dal malinconico stornello in ro-manesco d’un giovane pastore. Sulla piattaforma di Castel Sant’Angelo Cavaradossi, in at-tesa di essere giustiziato, inizia una lettera di addio che un carceriere, in cambio di un anel-lo, consegnerà a Tosca. Colto tuttavia dai ricordi dei giorni felici, si interrompe commosso. Ma Tosca giunge di lì a poco, mostra il salvacondotto all’amante ed entrambi esultano. To-sca esorta Cavaradossi a fingersi colpito quando il plotone di esecuzione sparerà a salve, ma Scarpia l’ha ingannata. La scarica dei soldati uccide veramente Cavaradossi e Tosca, disperata, sfugge a Sciarrone e a Spoletta, che hanno scoperto l’uccisione di Scarpia, e si getta nel Tevere che scorre sotto Castel Sant’Angelo, invocando la giustizia divina.