Fondazione Teatro Coccia

 

 

 

La Stagione del Teatro Coccia > Prosa>La Commedia degli errori



“LA COMMEDIA DEGLI ERRORI”
di William Shakespeare - adattamento Luca Simonelli
con Giuseppe Pambieri, Micol Pambieri, Nino Bignamini
Costumi Lia Tanzi - Scene Kim Marie Brittain
Musiche Paolo Casa - Disegno luci Umile Vainieri
Regia di Giuseppe Pambieri
Produzione Broken Silence s.r.l. - Teatro San Leonardo Viterbo - Progetto Mythos
PROSA

Sabato 24 febbraio 2007 ore 21,00 - Turno A
Domenica 25 febbraio 2007 ore 16,00 - Turno B


 

PRESENTAZIONE E NOTE DI REGIA

Ispirato al modello plautino dei Menecmi, la Commedia si colloca come una delle prime commedie scritte da Shakespeare. Lontano dall’idea di ricalcare il plot originale, l’autore amplifica e raddoppia il doppio dei due gemelli. Ai due Antifoli si affiancano, infatti, in una giornata di progressivi e folli equivoci, due servi, anch’essi gemelli e non distinguibili, che accrescono la comicità e la confusione. L’involontaria comicità degli scambi di persone, delle incredibili e quasi astratte situazioni in cui le due coppie di gemelli si vengono a trovare, si innesta in una Efeso magica e surreale dove le rincorse dei personaggi, che non trovano mai una logica alle loro azioni e alle loro spiegazioni, diventano, metaforicamente, incomunicabilità angosciosa e malinconica.
Nella storia delle recite della Commedia i due Antifoli e i due Dromi sono sempre stati interpretati da attori somiglianti. Nel nostro spettacolo gli Antifoli saranno interpretati da un solo attore e così i due servi gemelli; questo al fine di rendere ancora più rilevanti ma soprattutto comicissimi i loro scambi di persona.
Perfettamente uguali, ma diversi nei rispettivi caratteri: Antifolo di Siracusa è intellettuale, colto, un po’ sussiegoso, direi quasi dominato da un aplomb inglese, schivo ma allo stesso tempo assetato di nuove esperienze. Antifolo di Efeso è un solido mercante con le gambe ben piantate per terra, passionale e iracondo. I due servi fanno il verso ai rispettivi padroni imitandone i vezzi. La moglie di Antifolo di Efeso, Adriana, ironica e sprezzante, combatte contro i pregiudizi del maschilismo dominante che la sorella Luciana difende come ineluttabile. L’ira ossessiva di Adriana verso Antifolo si scambia con l’infatuazione dell’altro Antifolo per la sorella.
Verrà sottolineata l’unità temporale della giornata di follie, che Shakespeare rispetta allo scrupolo. Dall’alba, con la condanna a morte di Egeone, quasi un incipit tragico, al tramonto, in cui l’agnizione finale vedrà i due gemelli confrontarsi come in un unico specchio. Unità di tempo, sì, ma anche tempo impazzito, una frantumazione temporale che va di pari passo con l’alienante contrappunto delle reciproche incomprensioni. Sarà uno spettacolo quasi onirico, acido, ritmico, scandito da luci violente e colorate che accompagneranno in un clima di sogno l’andamento della commedia.
Tutti gli errori finiscono quando appare per la seconda volta Omelia e invita tutti nell’Abbazia, figli, marito, servi, mercanti, orafo, cortigiana, tutti coloro che non sapevano, mentre noi che sapevamo rimaniamo esclusi; ma per fortuna la grande stagione della “commedia shakesperiana” è appena cominciata e con immenso godimento per il pubblico.