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Fondazione Teatro Coccia



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La Stagione del Teatro Coccia >
Prosa > La forza dell'abitudine

“LA FORZA DELL’ABITUDINE”
di Thomas Bernhard
Traduzione e adattamento di Alessandro Gassman e Carlo
Alighiero
con Alessandro Gassman, Sergio Meogrossi, Paolo Fosso
e i clowns Colombaioni (Walter, Giancarlo, Kevin e Sue
Ellen)
Regia di Alessandro Gassman
Produzione Società per Attori
PROSA
Sabato 2 dicembre 2006 ore 21,00 - Turno A
Domenica 3 dicembre 2006 ore 16,00 - Turno B
NOTE DI
REGIA

La forza dell'abitudine è, come tutti i testi di Bernhard,
una meravigliosa metafora della vita e dell’incapacità degli
artisti a veder realizzata compiutamente la propria arte.
Un’utopia che il nostro protagonista, il direttore del Circo
Caribaldi, da anni non solo anela di raggiungere ma che
tenta di imporre ai propri squinternati “subalterni”. La
comicità assurda che scaturisce dal gruppo di circensi
descritti da Bernhard coinvolge inevitabilmente tutti noi:
chi non ha, almeno una volta nella vita, desiderato di
raggiungere nell'arte, nel lavoro, mete più alte di quelle
che prevedibilmente si era prefissato? Il raggiungimento
della perfezione, senza compromessi, senza interruzioni,
senza volgarità? Il mestiere dell’attore è curioso. Col
passare del tempo, con l’accumularsi delle esperienze, può
succedere, come è successo al sottoscritto, di cominciare a
vedere i propri limiti, di non accettare le proprie
incapacità, di divenire curiosi del lavoro degli altri
attori, di sentire forte il desiderio di partecipare in
altra maniera alla creazione di uno spettacolo. Quando a
tutto ciò va ad aggiungersi l'amore, più che decennale, per
un autore come Bernhard, il passo verso la regia diventa
quasi una necessità. Il Circo, la cui arte è in via
d’estinzione, offre infinite possibilità per comunicare allo
spettatore, divertendolo, il senso d’impotenza che noi,
artigiani dello spettacolo, proviamo di fronte all'avanzare
della volgarità, della sordità, dell’appiattimento culturale
favorito dai moderni mezzi di comunicazione. Il mio semplice
intendimento sarà quello di far emergere la straordinaria
capacità di Bernhard nel descrivere la condizione umana,
attraverso le ridicole e tenere imprese del direttore
Caribaldi, del giocoliere, del domatore, della ballerina e
del buffone. Il comico tentativo dei nostri eroi di suonare
tutte le sere, dopo lo spettacolo, il quintetto de La trota
di Schubert, l’incapacità tecnica e psicologica che li
attanaglia, l’incomprensione per l'importanza della
“missione”, scatena nel direttore una rabbia crescente. La
sua maniacale ansia di perfezione e lo sgomento di non
riuscire nel suo intento, ne fanno un protagonista
esilarante, a volte tirannico, nel quale, onestamente, mi
riconosco (condividendone, ahimé, tutte le paure) e al quale
dovremmo tutti volere un po’ bene…
Buon divertimento.
Alessandro Gassman
ALESSANDRO GASSMAN

E’ uno dei più affermati attori italiani e aveva tutte le
carte in regola per diventarlo. Il nome, le qualità
artistiche di papà e mamma, l’intelligenza, la caparbia e
non meno importante nel mestiere di attore il phisyque du
rôle. Alessandro nasce a Roma nel 1965 da Vittorio Gassman e
Juliette Mayniel, attrice famosissima in Francia che ha
lavorato con registi del calibro di Chabrol, Godard e
Lelouch. A 17 anni il primo assaggio di cinema con Di padre
in figlio, regia di papà Vittorio, presentato al Festival di
Venezia. A 18 anni Alessandro approda alla Bottega Teatrale
di Firenze, dove studia per due anni l’arte della
recitazione. Comincia a lavorare in teatro nel 1982, in
coppia con il padre, prima ne I misteri di Pietroburgo di
Dostoievsky e nel 1984 in Affabulazione di Pasolini, che
diventa un successo internazionale. Vince il Biglietto D’Oro
e lo porta in tournée per ben due anni. Nel 1987 lavora in
teatro prima con Luca Ronconi ne I dialoghi delle
Carmelitane, poi con Mauri in Sogno di una notte di
mezz’estate. Il 1989 è un anno di fiction televisiva di
marca: Alessandro lavora, tra gli altri, ne Il giudice
istruttore di F. Vancini e in Michelangelo di J. London,
entrambi per Rai Uno. Nel 1990 recita poesie di autori vari
insieme al padre sia in Italia con Poesia la vita, che a
Cuba con Viaje en la poesia; poi ancora in teatro con Quando
eravamo repressi di P. Quartullo, che nel 1991 diventerà un
film con lo stesso cast teatrale. Il 1992 è soprattutto
l’anno del successo di Ulisse e la balena bianca,
adattamento teatrale di Vittorio Gassman del testo di
Melville, con Alessandro nel ruolo di Ismaele,
interpretazione che ne ha visto la definitiva consacrazione
professionale. Cinema, televisione e teatro nel 1993: teatro
con un testo di Pino Quartullo, Le faremo tanto male, con lo
stesso Quartullo e Stefania Sandrelli; cinema con Le uova
d’oro per la regia di Bigas Luna; televisione con Casa
Ricordi di Mauro Bolognini, megaproduzione di Rai Uno, e Due
volte vent’anni per Rai Due con la regia di Livia Giampalmo.
Alla fine di quello stesso anno inizia l’avventura di
“coppia” con Gianmarco Tognazzi, che da amico nella vita
diventa anche compagno di lavoro, grazie ad un testo di
Angelo Longoni, Uomini senza Donne, che con oltre 200
repliche in tutta Italia, dal 1993 al 1995, vince ben tre
premi: Premio speciale Idi per la Drammaturgia
contemporanea, Biglietto d’oro Agis e Premio Salvo Randone
ad Alessandro come miglior attore. L’unica parentesi della
tournée di Uomini senza Donne è nell’estate del 1994 al
Festival di Spoleto per Camper di e con Vittorio Gassman,
mentre nel 1995 il successo di Uomini senza Donne diventa un
film con Alessandro e Gianmarco protagonisti come a teatro.
Il 1997 è un anno ricco di presenze: a maggio, Il bagno
turco - Hamam di Ferzan Oezpteck, in cui Alessandro ha il
ruolo di protagonista, film selezionato per la “Quinzaine”
al Festival di Cannes e che riceve il Premio Speciale del
Sindacato dei Giornalisti Cinematografici presenti al
festival e il Premio Amidei per il migliore attore emergente
dell’anno ad Alessandro. A giugno, invece, esce Un mese al
lago, regia di J. Irving, con Vanessa Redgrave e Uma
Thurman, girato nel 1995 a Como. Queste due produzioni
internazionali cominciano a far conoscere Gassman junior in
Europa e a farlo richiedere nei cast internazionali. Nel
marzo del 1998, su Rai Uno va in onda Nuda proprietà di E.
Oldoini, una commedia dolce-amara, con Annie Girardot e Lino
Banfi. Nell’aprile dello stesso anno è uno dei protagonisti
del film di Alessandro Benvenuti, con Athina Cenci, Eva
Robins, Zuzzurro e Gaspare, dal titolo I miei più cari
amici. Continua inoltre il successo di Il bagno turco -
Hamam che, venduto in 45 paesi, è campione d’incassi in
Svezia e Norvegia. Grazie alla popolarità acquisita in
Europa, Alessandro partecipa come giurato al Festival di
Deauville 1998 con altri giovani emergenti del calibro di
Ewan Mc Gregor, Vincent Cassel e Parker Posey. Nel 1999 Il
bagno turco – Haman esce a Hollywood e diventa subito un
cult-movie, tanto da far decuplicare le copie distribuite e
il nome di Alessandro Gassman “gira” anche negli Stati
Uniti. Dal 4 febbraio ritorna in teatro con K2, una commedia
dolce-amara di Patrick Meyers, adattata e diretta da Edoardo
Erba in coppia con Bruno Armando. Interpreta infine il ruolo
di un “mafioso per scherzo” nel film di Giulio Base La
Bomba, che vede nel cast la partecipazione di Vittorio
Gassman e Shelley Winters. Dal 24 febbraio al 1 maggio del
2000 Alessandro, di nuovo in coppia con Gianmarco Tognazzi,
interpreta il musical tratto da A qualcuno piace caldo per
la regia di Saverio Marconi al Palavobis di Milano e poi in
tournée nel resto d’Italia nel 2001. A novembre esce il
nuovo film, Teste di cocco, con Gianmarco Tognazzi, per la
regia di F. Giordani che vince il primo premio al Festival
dell’Umorismo a Bordighera. Doppia la voce del personaggio
del cartone animato La strada di El dorado, che
nell’edizione inglese ha la voce di Kenneth Branagh. Nel
2001 è il protagonista, accanto a Claudia Pandolfi, della
nuova edizione di Piccolo Mondo Antico per la regia di
Cinzia Th Torrini. Nel 2002 interpreta il ruolo del
faccendiere Francesco Pazienza nel film di Ferrara sul caso
Calvi I banchieri di Dio. E’ poi il protagonista della
fiction tv per Rai Uno La guerra è finita, al fianco di
Beppe Fiorello e Barbora Bobulova, mentre a luglio debutta
nella sua prima regia teatrale, La forza dell’abitudine di
T. Bernhard. Alla fine dell’anno terminano le riprese de I
guardiani del cielo di L. Odorisio, dove è protagonista al
fianco di Anna Galiena e Claudia Gerini. Nel gennaio 2003
riprende la tournée teatrale della commedia di Patricia
Highsmith Delitto per delitto, in coppia con Beppe Fiorello,
che fa tappa anche al Teatro Coccia. Nella stagione 2004 -
2005 è costretto ad interrompere la tournée teatrale di
Coriolano di Shakespeare per motivi di salute, ma ben presto
si riprende e ora, come qualche anno fa, ripropone La forza
dell’abitudine, questa volta nel ruolo dell’anziano
protagonista.

Con
Gassman in un circo chiamato vita”
«È uno spettacolo “double face” questo di Alessandro Gassman
che, con una coraggiosa operazione, ha messo in scena «La
forza dell'abitudine» di Thomas Bernhard. Coraggiosa perché
Bernhard è un autore che non concede molto al pubblico.
Scontroso fino alla morte, avvenuta nell'89 tra i silenzi
delle sue montagne e l'assordante dissidio della sua
scrittura, il romanziere e drammaturgo austriaco è stato un
testimone inquieto del nostro tempo, esprimendo nelle sue
pagine il disagio dell'intellettuale nel difficile rapporto
con la condizione umana, con le ragioni stesse
dell'esistenza, vissute e rifiutate con un nichilismo che in
molte sue opere non ha altro sbocco che la dolorosa
desistenza della follia. Ma La forza dell'abitudine, ora al
Diana, è una pièce ambientata nel mondo del circo, assunto
come metafora della vita e dell'arte. E Gassman,
nell'adattamento firmato assieme a Carlo Alighiero, con il
bell'impianto delle scene di Gianluca Amodio e dei costumi
di Helga Williams, ha inteso temperare il testo severo di
Bernhard con accentuazione del momento ludico: di qui la
presenza in scena dei Colombaioni, dinastia di clown che da
più generazioni esprime la tradizione circense, riservando
per sé, con altrettanto coraggio, lui attore quarantenne, la
parte del protagonista, l'ottuagenario Caribaldi che dirige
e tiranneggia i suoi funamboli in una vana ricerca della
perfezione. Nell'entrare in sala, il pubblico già incontra,
tra le poltrone e in vista sul palco, i saltimbanchi che
eseguono i loro numeri, in un prologo aggiunto che anticipa
le linee dello spettacolo. Poi, al rotare della pedana
girevole, il direttore del circo: da anni il vecchio
Caribaldi impone agli artisti la fatica quotidiana di
provare l'esecuzione del Quintetto della trota di Schubert,
mirabile pezzo strumentale di grande difficoltà tecnica.
Un'ossessione, un obbligo per il quale egli pretende
precisione assoluta, da acquisire con la forza
dell'abitudine, come richiesto per ogni altra manifestazione
della vita. Un'utopia, quasi che la vita possa fissarsi in
una forma compiuta, condizione questa che è negata anche
all'arte, che è continua mutazione di forme. Ma gli artisti
continuano a sabotare la prova, e lo stesso Caribaldi odia
il violoncello. Il violino dell'ambiguo giocoliere (Paolo
Fosso), il pianoforte del domatore ubriaco (Sergio
Meogrossi), il contrabbasso dell'inconcludente buffone e la
viola della remissiva e ostile trapezista (Walter e Sue
Ellen Colombaioni), con le irruzioni degli altri
saltimbanchi (Giancarlo e Kevin Colombaioni) non riusciranno
mai a concludere l'esecuzione perfetta. Alessandro Gassman,
in un'eccellente prova d'attore, resterà solo. Il movimento
esibito dai circensi è illusorio e non nasconde l'inazione
del protagonista, nel suo universo concentrazionario.
L'arte, come la vita, è inafferrabile. » (Franco de
Ciuceis, Il Mattino, 02/03/2006)
“Un vecchio irascibile e la verità dei suoi clown”
«Tre anni fa Alessandro Gassman mise in scena un’edizione
italianizzata della Forza dell’abitudine di Thomas Bernhard,
che colpì per aver coinvolto un circo vero in un’azione
ambientata dalla finzione in un curioso Circo Caribaldi, ma
non venne ripresa dopo il debutto a Borgio Verezzi. Ora lo
stesso regista ha rimontato lo spettacolo con una novità
determinante: si è infatti assunto il ruolo del
protagonista, un disperato artista circense che non riesce a
far eseguire con la richiesta perfezione il Quintetto della
Trota di Schubert, rivelandosi un autoritratto dell’autore
impegnato nel suo ennesimo attacco contro un teatro incapace
di essere arte. Con questa scelta il giovane Gassman si
mette quindi in gioco come regista, appropriandosi della
carica rabbiosa del personaggio che se la prende con la
verità ricostruita dai suoi clown qui intenti a recuperare
una umana esperienza di vita, mentre come interprete sceglie
il piano della finzione e si rende irriconoscibile
truccandosi da vecchio calvo irascibile, scosso da urla
violente in cui si sentono riemergere assonanze ereditarie.
E’ una bella prova di maturità che si pone al centro di uno
spettacolo vivo e sofferto dove brillano anche il giocoliere
di Paolo Fosso e il domatore di Sergio Meogrossi accanto ai
quattro Colombaioni, a conferma del fatto che la visione più
diretta e vissuta di questa lettura riesce congeniale alle
realtà ricreate da uno scrittore da noi guardato solitamente
con sospettoso distacco.» (F. Q., La Repubblica,
06/03/2006)
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