Fondazione Teatro Coccia

 

 

 

La Stagione del Teatro Coccia > Danza, Operetta e Musical> La vedova allegra


“LA VEDOVA ALLEGRA”
Musica di Franz Lehàr
Maestro Concertatore e Direttore Marco Munari
Regia di Massimo Pezzutti
Coreografie Cristina Molteni - Costumi Mara Bertolini
Maestro del Coro Gianmario Cavallaro
Orchestra Sinfonica Carlo Coccia - Coro e Corpo di Ballo del Teatro Coccia
Produzione Fondazione Teatro Coccia
OPERETTA

Sabato 21 aprile 2007 ore 21,00 - Turno A
Domenica 22 aprile 2007 ore 16,00 - Turno B

 

MANIFESTO


TRAMA

ATTO PRIMO. Il barone Zeta, ambasciatore pontevedriniano a Parigi, deve salvare il suo paese dalla bancarotta. Non c’è che una soluzione: a Parigi vive una bella e giovane signora, Anna Glavari, vedova di un ricco banchiere che l’ha lasciata erede di venti milioni di franchi. Bisogna indurla a sposare un connazionale per impedire che il vistoso patrimonio sia trasferito all’estero. Il barone sceglie come candidato alla mano di Anna il conte Danilo, attaché all’ambasciata, e dà un festoso ricevimento per avvicinare i due. Ma essi si conoscono già, infatti Danilo avrebbe voluto sposare Anna, ma uno zio minacciò di diseredarlo e lei per questo sposò il banchiere. Ma adesso le confessa francamente che non la sposerebbe mai, a causa dei suoi milioni. Anna, al contrario, lo ama ancora.
ATTO SECONDO. Con la vicenda principale si intrecciano quella, collaterale, dell’amore tra la moglie del barone e Camillo de Rosillon, un suo corteggiatore francese. Per salvare la baronessa, che sta per essere sorpresa tra le braccia dell’amante, Anna si sostituisce all’amica e annuncia il suo fidanzamento con Camillo. La furiosa e gelosa reazione di Danilo la rallegra, poiché significa che non gli è diventata del tutto indifferente.
ATTO TERZO. Danilo apprende la verità da Anna e ne è felice. Ma, troppo orgoglioso per accettare tutti quei milioni, non osa ancora dichiararsi. Solo quando Anna gli dice che, per deposizione testamentaria perderà ogni cosa, si convince a chiedere la sua mano. Anna accetta di sposarlo e, adesso che è sicura di essere amata, gli spiega che perderà il suo patrimonio solo perché il suo nuovo marito ne diventerà il legittimo proprietario.

NOTE

Il 30 dicembre 1905 era una giornata grigia e brumosa e il clima glaciale sembrava avvolgere pesantemente il Teatro di Vienna, feudo dell’operetta viennese dove, di pomeriggio, si sarebbe svolta la prova generale per la prima dell’operetta di Lehar, che sarebbe poi andata in scena la sera stessa. Per ordine della direzione del Teatro era stato vietato a chiunque di assistere alla prova generale, perché regnava un clima di sfiducia. Persino il direttore, Wilhelm Karczag, che d’abitudine era tendenzialmente ottimista, non si faceva alcuna illusione sull’esito positivo della prima.
Secondo lui questa operetta era troppo nuova, troppo originale e profondamente rivoluzionaria nel suo soggetto intriso di forte erotismo. Egli pensava che il pubblico, molto conservatore in materia di operetta, non avrebbe sopportato una rivoluzione proprio nel genere da lui preferito. Oltretutto il direttore non aveva un’alta opinione della musica di questa operetta, per cui presumeva che alla fine il tutto si sarebbe risolto in un clamoroso insuccesso. Chi in quella mattina grigia passava davanti al teatro con le porte chiuse poteva gettare uno sguardo sui manifesti, sui quali c’era scritto: «Prima della “Vedova Allegra”, operetta in tre atti di Victor Leon e Leo Stein, musica di Franz Lehar». Nessuno avrebbe però potuto immaginare il susseguirsi di pasticci e di confusione che avevano già segnato la creazione dell’opera e che avevano ostacolato i preparativi immediati per quella serata, che sarebbe invece terminata con un enorme successo.
Durante uno dei suoi numerosi soggiorni a Parigi Victor Leon, librettista rinomato dell’operetta viennese e al tempo stesso autore e regista al Burgtheater, era incappato in una commedia francese di Meilhac, “L’attaché de légation”, che lui aveva trasformato, assieme a Leo Stein, in un libretto d’operetta. Malgrado la sua origine tedesca, Victor Leon, innamorato di Parigi, della belle epoque e della Ville Lumière, volle assolutamente che l’azione si svolgesse nella città che lui tanto amava: egli era un habitué del Cafè de la Paix, dei piccoli bistrots di Montmartre, del Cafè du Dôme a Montparnasse e passava molte sere al celebre Maxim’s. Egli era un buon cliente, tanto che il Maître d’Hotel gli aveva offerto come souvenir un menu firmato, che gli aveva fatto incorniciare e che lo indusse a inserire Maxim’s nel nuovo libretto. La scoperta poi del titolo per la nuova operetta fu suggerita da un incontro occasionale: Lehar si trovava, insieme all’amico Steininger, nel botteghino del teatro e stava correggendo le bozze della partitura quando un vecchio factotum del teatro, Antonio, entrò e disse al segretario: “Scusatemi, la vedova del Consigliere Ministeriale Hintermayer reclama per avere i biglietti gratuiti che sarebbero spettati al suo defunto consorte. Cosa posso dire alla vedova?”. Steininger rispose di malumore: “Per questa volta dalle pure i biglietti, ma se questa vedova seccatrice ritornasse, mettila alla porta!”.
Lehar ebbe un sussulto, quasi fosse stato punto da una tarantola: “Che cosa hai detto, witwe lustige?”. Il termine è intraducibile in francese, poiché si gioca su due parole tedesche simili tra loro: lastig (importuno) e lustig (allegro). Finalmente Lehar aveva trovato il titolo giusto per la sua operetta: “La vedova allegra”.
La prova generale ebbe luogo il pomeriggio del 30 dicembre. Il celebre critico musicale Ludwig Karpath, che non era riuscito ad entrare nel teatro dalla porta principale per il rigoroso divieto, approfittò di una porta di scena che gli permise di raggiungere direttamente l’orchestra. Il direttore Karczag lo vide immediatamente e gli impose di andarsene. Karpath, furioso, stava per uscire quando Lehar intervenne di persona, offrendo così ad un critico tanto importante la possibilità di ascoltare l’operetta. Dopo il primo atto Karpath si affacciò dietro al leggio del direttore e gridò: “Siete tutti degli idioti! Se questa continua così, non solo non sarà un fiasco, ma un trionfo come questo teatro non ha mai conosciuto.” Egli aveva colpito nel segno e le sue parole avevano dato coraggio al direttore stesso. La prova generale continuò e dopo il grande valzer del secondo atto ci si rese finalmente conto del fascino che questa “Vedova allegra” esercitava.
La sera della prima, davanti ad una sala gremita (e questo era già un miracolo, essendo la vigilia di San Silvestro) l’operetta, come aveva previsto Karpath, riscosse un vero trionfo.
Il pubblico continuò a manifestare il suo entusiasmo facendo ripetere i brani che sono ormai celebri in tutto il mondo.
Dopo quel primo successo, l’operetta ha compiuto trionfalmente il giro di tutti i palcoscenici del mondo. La prima rappresentazione in Germania ebbe luogo ad Amburgo; non solo confermò quel successo, ma fu la prima tappa di un cammino trionfale a Berlino ed in tutte le città tedesche. Nessun pubblico poté sottrarsi al fascino della Vedova Allegra. Ancora oggi, anche se il peso degli anni si fa un po’ sentire sulle spalle di questa vedova (ma chi oserà mai chiedere l’età ad una donna?), essa sembra avere ricevuto in dono il segreto di una eterna giovinezza, ed è tutt’ora affascinante e felice di vivere.
Nessuno può sfuggire alla sua seduzione, all’estro musicale di questa allegra vedova, all’apparenza immortale e, sicuramente, eternamente giovane.
Franco Bombelli