Fondazione Teatro Coccia

 

La Stagione del Teatro Coccia > Opera e Balletto>Le Nozze di Figaro


“LE NOZZE DI FIGARO”
commedia per musica in quattro atti
Musica di W. A. Mozart
Maestro Concertatore e Direttore Giuseppe Grazioli
Regia Walter Malosti
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Produzione del Teatro Regio di Torino
in collaborazione con Regione Piemonte

OPERA


Venerdì 3 novembre 2006 ore 20,30 - Turno A
Domenica 5 novembre 2006 ore 15,00 - Turno B

 


MANIFESTO


TRAMA

ATTO PRIMO. Figaro e Susanna hanno avuto dal padrone, il conte d’Almaviva, il consenso alle loro nozze, ma Susanna rivela al suo promesso che il padrone vuole esercitare su di lei il privilegio dello “Jus primae noctis”. Figaro si mostra sicuro di saper rimettere al suo posto il conte. Allontanatisi i fidanzati, entrano Don Bartolo e l’attempata Marcellina: quest’ultima ha intenzione di valersi di una carta che ha fatto firmare a Figaro una volta che aveva bisogno di un prestito, e nella quale si impegnava a sposarla. Entra nella stanza Cherubino, giovane paggio che si innamora di ogni donna che incontra, venuto a chiedere a Susanna di intercedere per lui presso il conte di Almaviva che l’ha sorpreso con Barbarina. Ma sta arrivando il conte e Susanna nasconde il paggio dietro una poltrona. Mentre il conte chiede a Susanna un appuntamento, delle voci in corridoio gli fanno scegliere lo stesso rifugio di Cherubino, che fa appena in tempo a saltar sopra la poltrona e a celarsi sotto un abito. Entra il pettegolo Don Basilio: quando il conte lo sente dire che Cherubino è innamorato della contessa, esce dal nascondiglio e spiega che ha sorpreso il paggio nascosto sotto il mantello insieme a Barbarina. Solleva l’abito sulla poltrona, e Cherubino si trova ancora in situazione imbarazzante. Mentre Susanna assume le difese del paggio, arriva Figaro a chiedere se può affrettare le nozze. Il conte non gradisce l’idea e decide di mandare Cherubino militare a Siviglia. Figaro si prende gioco del paggio.
ATTO SECONDO. La contessa siede tristemente nel suo salotto: non si sente più amata dal marito. Entrano Susanna e Figaro: questi ha pensato, per far ingelosire il conte, di fargli credere a una relazione fra il paggio e la contessa, e inoltre di mandargli Cherubino travestito da donna in luogo di Susanna ad un convegno. Cherubino intona un’aria per la contessa, ma il conte bussa alla porta. Il paggio si nasconde nello spogliatoio, Susanna dietro una tenda e la contessa fa credere al conte che la cameriera si sta provando l’abito da sposa. Sempre più sospettoso, il conte esce allora in cerca di arnesi per aprire lo spogliatoio portando seco la contessa. Cherubino scappa dalla finestra e Susanna ne prende il posto. Il conte apre lo spogliatoio convinto di trovarvi Cherubino (la contessa nel frattempo ha confessato), ma ne esce Susanna. Le due donne dichiarano di averlo voluto burlare per punirlo dei suoi bassi sospetti. Entra il giardiniere Antonio, che asserisce di aver visto uscire un uomo dalla finestra. Figaro, che lo segue, giura di essere stato lui. Il conte sospetta di essere ingannato, ma non ha prove. L’ingresso di Marcellina con Don Bartolo altro non crea che ulteriore confusione.
ATTO TERZO. D’accordo con la contessa, Susanna fissa un appuntamento con il conte. Viene poi discussa la causa di Marcellina, presente il giudice Curzio: se ne deduce che Figaro altri non è che il figlio di Don Bartolo e della stessa Marcellina. Intanto la contessa aiuta Susanna a scrivere la lettera al conte, fissando l’ora e il luogo del convegno.
ATTO QUARTO. Nel giardino, di notte, Barbarina racconta incautamente a Figaro quanto basta per fargli capire che Susanna ha un appuntamento con il conte. Figaro rimane folgorato, ma la burla procede. Susanna e la contessa si sono scambiate gli abiti. Accorgendosi che Figaro è nei pressi, Susanna canta “Deh, vieni, non tardar…”, ma Figaro non osa credere che quelle parole siano rivolte a lui. Cominciano gli equivoci a catena, che cessano solo quando Figaro riconosce Susanna. Chi viene alla fine smascherato è il conte, perdonato però con dolcezza dalla moglie. Le nozze di Figaro possono finalmente venire celebrate.
 

 

 

 

NOTE

La commedia che Mozart musicò, La folle journée ou Le Marriage de Figaro, cinque atti di Pierre-Augustine Caron de Beaumarchais, era la continuazione del Barbiere di Siviglia, La précaution inutile ou Le Barbier de Séville, nel 1775. Non si sa con certezza quando fosse stata compiuta, ma nel 1781 fu fatta ascoltare ai Comédiens du Roi, ed il re si oppose. “Di questo passo altrimenti”, esclamò il re alla tirata del servitore Figaro contro l’aristocrazia nel quinto atto, “per essere coerenti bisognerebbe distruggere la Bastiglia”. Nella Bastiglia stavano difatti i prigionieri politici; e se il re avesse avuto un poco di pazienza avrebbe visto che tanto valeva farla recitare, poiché nell’89 la Bastiglia fu distrutta davvero dalla rivoluzione. Ebbe pazienza, invece, Beaumarchais; orologiaio un tempo e talento pubblicitario sempre, misurò bene l’ora dell’attesa. Il divieto divenne di fatto suspance, e molti copioni vennero distribuiti in lettura; il che fece crescere la febbre della curiosità. Nel 1783 la commedia era in prova, ma alla vigilia della “prima” fu di nuovo vietata; nel settembre la si diede in privato, presente anche il conte d’Artois; nel 1784 fu fermata al Théàtre-Francais durante la preparazione; e quando finalmente, il 27 aprile, andò in scena, fu ripetuta per 78 volte. Qual è la stupenda verità di commedia che stregava il pubblico? L’intreccio era del tutto classico: una storia di amori e protezioni, con antichi espedienti quali travestimenti continui e riconoscimenti quasi incredibili. Ma il gioco era condotto in una società attuale, spietatamente osservata, con l’acuta convinzione che l’aristocrazia stava perdendo tutti i suoi privilegi e invano cercava di non rassegnarsi a tale ineluttabilità. E nulla della polemica, dello spessore nuovo dei personaggi frenava lo scintillio del dialogo e l’esattezza veloce dell’intreccio. L’eco del successo arrivò presto anche a Vienna. Già nell’85 era annunciata la rappresentazione, ed anche qui fu proibita all’ultimo momento, lasciando in cambio la pubblicazione in tedesco. L’orecchio più sensibile al successo ed alla proibizione fu senz’altro quello di Lorenzo Da Ponte, ex ebreo, ex prete e poeta dei teatri imperiali.
A casa del barone Von Wetzlar aveva conosciuto Mozart e subito la collaborazione sorse quasi istintiva. Lorenzo Da Ponte era un’anima in pena, sempre agitato, ramingo, dalla vita strepitosamente avventurosa, capace di intuizioni straordinarie, di opportunismi geniali, di festosa felicità. E gran letterato, e teatrante insigne. Per convincere Mozart non ci volle che un istante. Per convincere l’imperatore, che era Giuseppe II, non bastò la lunga eloquenza dell’accordo librettista, che mostrò come avesse tagliato il famoso monologo di Figaro contro i nobili, sostituendolo con una tirata contro le donne (a quei tempi, era meno pericoloso); e argomentò che l’opera sarebbe diventata una cosa di genere buffo e melodioso. L’imperatore non ne era convinto; ai suoi occhi Le nozze di Figaro, anche nel nuovo libretto dell’abate Da Ponte, rimaneva in sostanza quello che aveva annunciato Beaumarchais: “un gran signore spagnolo, innamorato d’una ragazza e deciso a sedurla, e gli sforzi di questa fidanzata, del suo promesso sposo e della moglie del signore per far fallire il piano di un padrone assoluto, onnipotente per ceto, ricchezza e prodigalità”. Nella prefazione l’autore commentava: “E’ l’intreccio più scherzoso ed ingenuo di questo mondo”; ma pensava l’imperatore, anche pericoloso. Senonché Lorenzo Da Ponte ebbe il talento di trovare l’argomento decisivo: provi l’imperatore a chiamare Mozart, e se diffida delle sue qualità teatrali, se diffida del senso politico del libretto, ascolti e giudichi. Mozart arrivò, non argomentò, cantò semplicemente; suonando, come faceva quando si rendeva conto di essere ascoltato con attenzione, gran parte dell’opera. L’imperatore ne rimase conquistato e così il primo maggio 1786, Le nozze andarono in scena al Teatro di Corte in Vienna.
Non bisogna avere paura di Mozart; anche se non è in Italia un grande operista di repertorio, non pretende alcuna preparazione preliminare, non parla agli addetti ai lavori, ai dotti, ai colti, a meno che tutte queste categorie non si mettano ogni volta nei panni di spettatori comuni; poiché Mozart, com’è noto, parla da amico ad amici.
Franco Bombelli