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Fondazione Teatro Coccia
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La Stagione del Teatro Coccia
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Stagione Concertistica da Camera

Martedì 24 aprile 2007 ore 21,00
“QUINTETTO WANDERING STARS”
Dimitri Yablonsky (violoncello)
Oxana Yablonskaya (pianoforte)
Duo Gurfinkel (clarinetti)
Anita Chen (pianoforte)
In collaborazione con la “Associazione Amici della Musica
Vittorio Cocito”
CONCERTO - STAGIONE CONCERTISTICA DA CAMERA
Programma
F. Chopin
Sonata in sol minore op. 65 per violoncello e pianoforte
Allegro moderato - Allegro con brio - Largo - Allegro
F. Schubert
Fantasia in fa min. op. 103 per pianoforte a quattro mani
Allegro - Largo - Allegro - Finale
F. Liszt
Mazeppa (da Studi Trascendentali)
F. Kreisler / S. Rachmaninov
Liebesfreud
Liebesleid
N. Paganini / E. Levitas
Capriccio n. 24 (da 24 Capricci)
G. Rossini
Una voce poco fa (cavatina da Il Barbiere di Siviglia)
A. Ponchielli
Grand Duo per due clarinetti e pianoforte
PRESENTAZIONE

Nell’estate del 1846, mentre si trovava nella
villa di Nohant, Chopin compose la Sonata per
violoncello e pianoforte op. 65. Fu un
periodo piuttosto burrascoso, per via del
progressivo deteriorarsi del suo rapporto con
George Sand ed il di lei figlio; fu quindi
l’ultima estate trascorsa in questo luogo.
Auguste Franchomme si occupava allora di fare le
veci di segretario del compositore, ma divenne
anche la fonte ispiratrice della sonata, essendo
il più celebre violoncellista di Francia. I due
amici eseguirono l’Op. 65 diverse volte
in casa Chopin, al fine di verificarne la presa
su di un eventuale pubblico, secondo l’uso del
compositore che, come scriveva l’editore Maurice
Schlesinger nel 1833, «non è solamente un
uomo di talento, ma è anche ansioso di mantenere
la sua reputazione, e pertanto ritocca sempre i
suoi lavori anche quando sono terminati da lungo
tempo». E ancora la testimonianza della Sand
nella sua autobiografia: «La sua creazione
era spontanea, miracolosa. La trovava senza
ricercarla, senza aspettarla. Arriva al
pianoforte improvvisamente, completa, sublime, o
gli risuonava in testa durante una passeggiata …
ma poi cominciava il più duro lavoro di
elaborazione di cui sia stata testimone».
L’occasione di presentare la sonata in pubblico
si verificò il 16 febbraio 1848, in un concerto
alla Salle Pleyel di Parigi: si decise tuttavia
di omettere, per timore di critiche, il primo
tempo, quell’Allegro moderato complicato,
sperimentale nell’elaborazione degli spunti
tematici, tendenzialmente modernista, e di far
sentire il secondo tempo, l’Allegro con brio,
ovvero uno Scherzo con un Trio contenente una
distesa melodia affidata al violoncello. Nel
seguente Largo, in virtù della
meditazione occorsa nel tempo, l’accompagnamento
del pianoforte acquistò maggiore importanza,
creando un’aria nella quale i due strumenti
dialogano: il pianoforte rispetto alla prima
stesura non è più solo un mero accompagnamento.
Da rilevare nell’Allegro finale che il
primo tema è ispirato al Canone all’ottava in
fa minore composto probabilmente nel 1841,
quando, sempre a Nohan, stava leggendo il
Corso di contrappunto e fuga di Cherubini.
L’esibizione alla Salle Pleyel fu l’ultimo
concerto tenuto da Chopin a Parigi.
Nell’aprile del 1828, anno della sua morte,
Schubert terminò la stesura della Fantasia in
fa min. op. 103 per pianoforte a quattro
mani, alla quale aveva iniziato a lavorare
nel gennaio. La dedica era per la contessina
Caroline Esterházy, presso la cui dimora estiva
di Zseliz Schubert aveva trascorso alcuni
periodi della sua vita, insegnando musica a lei
e a sua sorella. L’opera si dipana in quattro
parti. Celeberrimo il tema dell’iniziale
Allegro molto moderato, in fa minore,
riproposto brevemente nel corso del tempo anche
in modo maggiore, che sfocia direttamente nel
seguente movimento Largo con un episodio ad
accordi ribattuti. Essi cedono poi il passo ad
una tema lirico e si ripresentano a chiudere la
sezione. L’Allegro Vivace che segue è uno
Scherzo con il Trio. Nel Finale Tempo primo
Schubert ripropone dapprima il tema in fa minore
ascoltato all’apertura della Fantasia poi vi
costruisce una sezione in fugato, al cui termine
si risente brevemente il tema in fa minore e si
giunge alla conclusione. Il 9 maggio il
compositore eseguì la Fantasia a casa
dell’amico Bauernfeld: «Oggi Schubert (con
Lachner) mi ha suonato la sua meravigliosa
Fantasia a quattro mani».
Nel 1858 l’amico Spaun, lasciò scritto:
«Schubert fu un figlio devoto, un fratello e un
amico fedele. Era un uomo gentile, generoso e
buono. Riposino in pace le sue ceneri e sia
ringraziato per avere, con la sua musica, reso
più bella la vita ai suoi amici».
Ancora virtuosismi con Franz Liszt, per molti
anni considerato senza eguali al pianoforte,
colui che Henry Chorley, un inglese mai
soddisfatto, nel 1837 definì «il vero
diamante fra queste pastefrolle - il vero
strumentista fra questi cialtroni … rapidità ed
uniformità, massimo controllo nel fermarsi o
ritardare un passaggio per introdurre, a
capriccio, qualche ornamento, per improvvisare
qualche ‘sfumatura’ nell’espressione … in
aggiunta velocità, fuoco, acutezza nei voli di
ottava e negli accordi cromatici in successione».
Egli nel 1851 diede alla luce un ciclo di dodici
Studi. Il materiale in esso contenuto era già
apparso in una serie di Studi in quarantotto
esercizi nel 1826, poi, nel 1837,
rielaborati, aumentando di gran lunga le
difficoltà tecniche. Quest’ultima versione venne
semplificata, vi aggiunse un titolo descrittivo
o poetico alla maggior parte degli studi ed il
risultato fu la definitiva stesura del 1851.
Quando Robert Schumann per la prima volta
recensì gli Studi Trascendentali fu
colpito, come tutti, dalle problematiche
“fisiche” e li descrisse come «tempestosi e
terribili, per, al massimo, dieci o dodici
pianisti al mondo». Di essi Mazeppa
ha una struttura complessa e fu in seguito
trascritto da Liszt stesso per orchestra e
maggiormente connesso alla leggenda di Mazeppa
(capitano cosacco che si legò ad un cavallo
selvaggio e così percorse la pianura, attraversò
fiumi e montagne, sino a che l’animale cadde
stremato). Particolarità di questo brano è la
presenza di un prodigioso effetto che lo fa
sembrare come se fosse eseguito anche da una
“terza mano”.
Altro virtuoso, questa volta del violino,
l’austriaco Fritz Kreisler acquistò popolarità
anche come compositore di brani “orecchiabili”
per il suo strumento. Molti di essi si
ispiravano allo stile del Settecento e del
secolo precedente, ma alcuni sono originali,
come Liebesleid, ispirato all’atmosfera
viennese con il suo inizio che riecheggia lo
stile del Ländler (una danza austriaca in
tempo ternario), oppure Liebesfreud,
entrambi nati come pezzi da eseguirsi a termine
concerto in occasione del “bis”. Brani così
piacevoli da indurre Rachmaninov a farne una
trascrizione per pianoforte: nel 1925 di
Liebesfreud e nel 1931 di Liebesleid.
In quel 9 maggio 1828 sopra citato Schubert e
gli amici erano anche stati al concerto tenuto
da Paganini, esibizione che aveva infiammato i
Viennesi. Franz ne fu entusiasta, disse che
suonava «come un angelo». Ed ammaliatore
di platee Paganini lo fu realmente, in virtù del
virtuosismo estremo e della sua espressività. E
lo si intuisce anche ascoltando i Capricci
e soprattutto il celebre n. 24, l’ultimo della
serie. I Capricci furono scritti in
luoghi e tempi diversi, secondo la testimonianza
del violinista polacco Karol Lipinski, ma tutti
erano pronti per la catalogatura di Giovanni
Ricordi nel gennaio del 1818. “Capriccio”,
ovvero una composizione non sottoposta a rigidi
formalismi, piuttosto libera, e qui Paganini
scelse di usare un semplice tema, di variarlo
per undici volte e chiudere il tutto con un
finale. Egli realizzò una summa del virtuosismo:
staccati, legati, ottave, decime, accordi,
pizzicati alla mano sinistra, colpi d’arco,
tessiture al sovracuto e quant’altro. Compito
difficile rendere tutto ciò in una trascrizione
per due clarinetti come questa effettuata da E.
Levitas.
Ed ancora di trascrizione, un vezzo tipicamente
ottocentesco, si tratta, con il brano della
cavatina che Rosina canta nell’opera
Il Barbiere di Siviglia di Rossini.
“Cavatina” all’epoca ormai indicava un brano
costituito da una prima parte, detta appunto
“cavatina”, in tempo piuttosto moderato e
dall’andamento semplice, cui seguiva la parte
veloce detta “cabaletta”, che, dopo l’intervento
di un coro o di altri personaggi, veniva
ripetuta e variata dal cantante. Un luogo anche
questo per dare sfoggio di bravura.
Ponchielli oggigiorno è ricordato per aver
composto l’opera La Gioconda, o ancora,
ad essere maligni, per l’uso che fece Walt
Disney della Danza delle Ore nel film
Fantasia. Egli fu un uomo umile, in fondo
insicuro delle proprie capacità, che terminò la
sua esistenza a soli cinquantuno anni. In vita
ebbe tuttavia, quali riconoscimenti del suo
operato, la nomina a Kappelmeister di
Santa Maria Maggiore in Bergamo e la cattedra di
insegnante di composizione presso il
Conservatorio di Milano, dove ebbe quali allievi
Puccini e Mascagni.
Elena Ceranini
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OXANA YABLONSKAYA

Oxana Yablonskaya ha studiato al Conservatorio di Mosca con
Aleksandre Goldenweiser. Ha tenuto concerti come solista
nelle maggiori città dell’Unione Sovietica. Ha vinto il Gran
Premio al «Concorso Marguerite Long» di Parigi nel 1963, la
medaglia d’oro al «Concorso di Rio de Janeiro» nel 1966, e
il «Concorso L. Van Beethoven» di Vienna del 1969. Docente
al Conservatorio di Mosca dal 1965 al 1975, ha inciso per la
Melodya ed è stata insignita del prestigioso titolo di
“Solista della Filarmonica di Mosca” già ottenuto da
Oistrach, Richter e Rostropovich. Emigrata negli Stati Uniti
nel 1977, ha effettuato tournées in oltre 30 paesi, ha
suonato come solista con le maggiori orchestre, affascinando
sempre per il suo portentoso virtuosismo, la profonda
sensibilità e la grande forza emotiva. Nel 1981 ha vinto il
Gran Premio del Disco dell’«International Liszt Society» con
le incisioni di Liszt, Schubert-Liszt e Paganini-Liszt. Dal
1983 è docente alla Juilliard School di New York.
DUO DANIEL E ALEXANDER GURFINKEL

Nonostante la loro giovanissima età (hanno
infatti entrambi solo 13 anni), i gemelli Daniel
e Alexander Gurfinkel hanno già una solida
biografia artistica. Nati in Israele nel 1992,
raccolgono una tradizione familiare di tre
generazioni: il loro nonno, Arkady Gurfinkel,
era un celebre clarinettista, insegnante e
arrangiatore; il loro padre, Michael Gurfinkel,
è uno dei migliori clarinettisti attivi in
Israele (è primo clarinetto della Israel
Symphony Orchestra e membro di molti ensemble
cameristici con i quali svolge una carriera
internazionale). I gemelli Daniel e Alexander
Gurfinkel hanno cominciato lo studio della
musica e del clarinetto nel 2000. Nel marzo 2004
hanno vinto il prestigioso «Concorso Maestro»
per giovani prodigi e nel dicembre dello stesso
anno hanno vinto importanti premi al «First
Israeli Competition for Woodwind Players».
Subito dopo Zubin Mehta li ha voluti come
solisti nel Doppio concerto di Krommer al
Concerto annuale per giovani musicisti
con la Israel Philharmonic Orchestra. In Israele
hanno suonato anche con altre importanti
orchestre tra le quali Hadera Chamber Orchestra,
Haifa Symphony, Israel Symphony Orchestra,
Rishon-Le-Zion Symphony e Israel Chamber
Orchestra. Alexander e Daniel Gurfinkel hanno
suonato nelle più prestigiose sale da concerto
in Israele e hanno effettuato tounèes in
Germania, Russia, Messico, USA. I loro prossimi
impegni prevedono concerti in Svizzera
(Mendelssohn, Concerto per due clarinetti),
al «Festival Moscow Meets The Friends» (dove
suoneranno con I virtuosi di Mosca diretti da
Vladimir Spivakov) e Los Angeles ospiti di Zubin
Mehta.
ANITA CHEN
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