Fondazione Teatro Coccia

 

 

 

La Stagione del Teatro Coccia > Stagione Concertistica da Camera



“TEREM QUARTET”
Quartetto folkloristico
In collaborazione con la “Associazione Amici della Musica Vittorio Cocito”
CONCERTO - STAGIONE CONCERTISTICA DA CAMERA

Mercoledì 28 febbraio 2007 ore 21,00

Programma
Passione russa per Toccata e Fuga re min. di J.-S. Bach(Terem-quartet)
Princess Swan (Rimsky-Korsakov - Terem-quartet)
Shootkabacha – Il piccolo principe (Terem-quartet)
Valzer delle pulci (Terem-Quartet)
Imitazione di Albenis (Schedrin-Terem-quartet)
Fantasia su temi di Federico Fellini (N.Rota,/ Terem-quartet)
Troika Ride – Dal cuore – Sul battello (Tchaikovsky – Terem-Quartet)
Nikuliana (Terem-Quartet)
Tsiganochka (Tsigankov)
Due danze di carattere (Terem-quartet)
Barynya (Russian folk song)

 

PRESENTAZIONE

“La parola d’ordine della scuola neorussa fu dapprima: ‘abbasso la routine!’. Sotto tale bandiera si combattè così il classicismo … come l’italomania imperversante a Pietroburgo” ebbe a scrivere lo storico Riesemann, riferendosi a quel movimento cosiddetto “dei Cinque”, o “Banda invincibile”, per definirlo con il temine che Vladimir Stassov coniò per gli amici del gruppo: ovvero Balakirev, Cui, Rimsky-Korsakov, Mussorgskij, Borodin. Fu tutto piuttosto confuso a livello di programmazione, ma la ricerca di novità si rivolse immancabilmente all’esplorazione di quello che era il patrimonio melico popolare della Russia, con il suo senso modale, le scale eptatoniche, il procedere delle voci per quarta e quinta. Furono pubblicate raccolte di canti popolari russi, come quella per canto e pianoforte edita nel 1860 da Kostantin P. Villeboi o la raccolta di Prokunin o quella ad uso di Balakirev. Tali raccolte furono di ispirazione a Čajkovskij per le sue collezioni di canzoni popolari trascritte per pianoforte solo o a quattro mani, e destinate ad un uso domestico.

Nel 1899 Rimsky-Korsakov diede alle scene l’opera ispirata alla favola dello Zar Saltan (un testo di Puškin) nella quale il cigno, salvatore del figlio dello Zar ( e da questi scacciato senza mai conoscerlo), è colui che favorirà la riunione della famiglia e l’immancabile lieto fine ed è colui che si rivelerà essere in realtà (e come non potrebbe esserlo) una principessa.  Il compositore  nel corso dell’opera si ispirò a temi popolari per alcune arie e mantenne, nel suo modo di scrivere, armonie che ricordano l’antica polifonia russa, con cadenze plagali, ritmi asimmetrici, mescolati ad un senso “all’occidentale”. Nacque così anche quella pagina di musica illustrativa che accompagna l’apparizione, nel secondo atto, della principessa-cigno, emergente dalle acque del mare sotto i raggi lunari. Così come altrettanto descrittiva è La troika, ovvero il mese di novembre nelle Stagioni op.37b, composta da Cajkowsky sulle parole di Nekrasov: “Non guardare con malinconia la strada/ e non ti affrettare dietro la troika/ al più presto soffoca per sempre/ nel tuo cuore l’uggiosa ansia”, e presentante una parte nella quale viene ritratta la corsa della slitta.

Nel tardo Ottocento anche gli strumenti popolari acquistarono una loro importanza. Una storia narra che il nobile Vassily Vassilievich Andreyev, musicista appassionato, attraversando la sua proprietà terriera, avesse udito il suono di una balalaika, strumento dalla forma triangolare e dal fondo cassa leggermente bombato, usato dai contadini. Ne fu rapito, decidendo di farsene costruire alcune. Ne apprese la tecnica e si convinse che le possibilità della balalaika  era molte. Diede quindi un primo concerto pubblico, usando tale strumento, nel 1886. Lo migliorò tecnicamente, ne usò di differenti taglie e diede vita ad un ensemble chiamato “Gli amanti della balalaika”, con il quale diede concerti e cominciò ad insegnare come suonarla ai soldati della guarnigione di S.Pietroburgo, i quali, tornando a casa, avrebbero portato con loro lo strumento.
L’interesse di Andreyev non si limitò a tale strumento, ma si rivolse anche ad altri altrettanto “popolari”, quali il salterio, la zhaleyka e la domra. Quest’ultima è parente del mandolino, avendo cassa bombata e manico con tre o quattro corde, e discende da uno strumento a due corde, la Dombra, importato in Russia dai Mongoli tra il XII ed il XIII secolo, e tuttora usato nell’Asia Centrale, in regioni quali il Kazakhstan o l’Uzbekistan. Della Domra esistono naturalmente varie taglie: sopranino, soprano, mezzo-soprano, contralto, tenore, basso e contrabbasso. Il soprano, in un ensemble, svolge una funzione simile a quella del nostro violino in orchestra.
Si venne a delineare, dunque, quello che è il moderno ensemble russo, generalmente costituito dalla domra, che tiene la melodia, accompagnata dalla balalaika e dal bayan. Con tale formazione si eseguono sia musiche classiche che popolari, come possiamo constatare.

Non ci stupiamo pertanto di trovare un brano ispirato a Bach, alla sua celebre toccata e fuga in re min., per organo, composta prima del 1708, all’età di circa vent’anni; a quella toccata ricca di passaggi in ottava interrotti da pesanti accordi staccati; a quella fuga che inizia con un’introduzione e solo dopo ci presenta il soggetto; a quella fuga che non termina come le altre, ma con una sezione che ricorda lo stile della Toccata iniziale e sfocia in un “molto adagio” di chiusura.

Ed ancora troviamo, i moderni Andrei Tsigankov e Rodion Schedrin. Quest’ultimo precoce pianista, studiò al Conservatorio di Mosca, sviluppando un notevole senso per la coloristica orchestrale. Le composizioni del primo periodo sono ancora tonali e riecheggiano tratti di ispirazione popolare; a questo periodo appartiene Imitazione di Albeniz, nata come brano per pianoforte.

Incontriamo infine anche Nino Rota, con le sue colonne sonore destinate ai films di Fellini, per il quale “scrive della musica che non costituisce mai un puro e semplice accompagnamento dell’azione, tanto meno, una estemporanea sottolineatura di alcuni momenti emotivi e drammatici. La sua musica contribuisce sempre a rendere chiare le strutture dei personaggi, la sostanziale somiglianza di alcune situazioni, il legame spesso non esplicito di fatti e azioni di una vicenda.” (Pier Marco De Santi). Fu un uomo colto, che aveva studiato al Conservatorio di Milano con Ildebrando Pizzetti e che, incoraggiato da Arturo Toscanini, si era trasferito in America, dove aveva ricevuto una borsa di studio per poter frequentare il Curtis Institute di Philadelphia. Compose le musiche per molti films, diretti da registi come Lattuada, Monicelli, Visconti ed altri, come il russo Sergej Bondarchuk, ma rimase sempre una persona umile, “quell’omino che cercava di uscire da porte che non c’erano, e che poteva realmente uscire anche da una finestra, come una farfalla, avvolto com’era da un’atmosfera magica, irreale”, come ricordava Federico Fellini. Il sodalizio con il regista fu produttivo e duraturo; iniziò nel 1952 con Lo Sceicco Bianco e si concluse più di vent’anni dopo con Prova d’orchestra, nel 1978. Quando Fellini gli chiedeva lumi sulle musiche che aveva in mente in relazione a delle immagini, capiva, dalle risposte, che non componeva pensando strettamente all’immagine, ma rivolgendosi piuttosto al suo mondo interiore.

“Quando sono al pianoforte, quando cerco una musica può essere che tendenzialmente io sia felice. Ma come uomo, come si fa ad essere felici in mezzo all’infelicità degli altri? Questo è un dissidio che rimane sempre. E allora posso dire che il sentimento che anima la mia musica è teso a far sì che coloro che la ascoltano possano avere almeno un momento di serenità” (Nino Rota)

 Elena Ceranini

TEREM QUARTET

Quando la casa discografica Real World di Peter Gabiel volle presentare la cultura musicale russa invitò il Terem Quartet ad incidere un album da inserire nel suo prestigioso catalogo. Quando il presidente russo Vladimir Putin volle mostrare al cancelliere tedesco Gerhard Schroeder i veri musicisti russi invitò il Terem Quartet ad esibirsi. Quando il regista russo Sergei Mikhalkov, vincitore di un Oscar, volle sorprendere l’esigente pubblico al Festival del Cinema Russo a Cannes invitò il Terem Quartet. Quando 120.000 pellegrini giunsero da ogni parte del mondo a piazza San Pietro in Vaticano per incontrare il Papa e Madre Teresa di Calcutta, il Terem Quartet era lì a rappresentare con un concerto la nazione russa. Durante le celebrazioni del 200° anniversario del più grande poeta russo, Alexander Puškin, nel St. James Palace di Londra e su invito del Principe Carlo, il Terem Quartet diede l’unico concerto della serata di gala.
Durante i 17 anni della loro attività il Terem Quartet ha sempre rappresentato un “piacere” di San Pietroburgo e della cultura russa. La stampa russa chiama il gruppo “il biglietto da visita di San Pietroburgo”, associando il quartetto all’Hermitage, al Teatro Mariinsky ed al Museo Russo (Business Panorama, Novembre 2001).
Il Terem Quartet è un insolito ed unico fenomeno nella cultura musicale moderna. I musicisti superano in modo convincente le barriere dei generi musicali, si esibiscono indifferentemente nelle più famose sale da concerto così come nei festival jazz o di world music. I musicisti hanno una naturale abilità artistica, catturano l’attenzione dello spettatore di tutte le nazionalità e provocano immancabili ovazioni alla fine di ogni loro performance. Ogni loro composizione eseguita in concerto è trasformata in un “teatro strumentale”. L’ensemble cambia la percezione della musica da concerto contemporanea, percepisce l’atmosfera del pubblico e, come se improvvisasse l’esecuzione, stabilisce un dialogo con gli ascoltatori. Il loro repertorio include più di 200 composizioni – trascrizioni originali e fantasie paradossali basate su popolari temi musicali di Bach, Mozart, Rossini, Bizet, Rimsky-Korsakov, Čaikovsky, Schedrin, Piazzolla, Rota, ecc. Il Terem Quartet presenta agli ascoltatori un’innovativa visione della musica classica. La loro creatività è l’espressione musicale dell’unicità dell’anima russa, sensibile agli ideali ed allo spirito delle altre culture nazionali, che lo scrittore Fyodor Dostoëvsky chiamava “esclusiva proprietà del genio russo”.
L’ensemble ha acquisito impressionanti riconoscimenti: il Prize-Winner del XII World Festival of Youth and Students di Pyongyang, vincitore del trofeo Gold Ostap per la categoria “Humor in Music” (1993), detentore del titolo di “Group of the Years 1997” ricevuto tramite concorso istituito dalla rivista russa “Musical Review”. La performance del Terem Quartet al Festival di Edimburgo del 1998 è stata giudicata come una delle migliori esibizioni del festival e premiata con 5 stelle dal giornale “Scotsman”. Nel 2002 l’ensemble vinse il Gold Book of the Fatherland per i rilevanti traguardi raggiunti per il bene della Russia.