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Fondazione Teatro Coccia
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La Stagione del Teatro Coccia
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Stagione Concertistica da Camera

“HERBERT SCHUCH”
Pianoforte
In collaborazione con la “Associazione Amici della Musica
Vittorio Cocito”
CONCERTO - STAGIONE CONCERTISTICA DA CAMERA
Mercoledì 21 febbraio 2007 ore 21,00
Programma
F. SCHUBERT - Sonata in sol magg. D 894 op. 78
S. PROKOFIEV - Sonata in si bem. magg. n. 8 op. 84
NOTE MUSICOLOGICHE

F.SCHUBERT Sonata op.78 in sol magg.
Molto moderato e cantabile – Andante – Minuetto, Allegro
moderato – Allegretto
“Franz Schubert, inferiore come artista agli altri
grandi musicisti, ebbe tuttavia, di tutti, la più ricca
eredità musicale naturale. La sperperò a piene mani e buon
cuore; delle sue idee e invenzioni, i musicisti avranno da
nutrirsi per un paio di secoli ancora”. Così Nietzsche
definì il nostro compositore, colui che, figlio di un
maestro elementare, con tenacia studiò musica; colui che
dotato di genio era idealmente il successore di Beethoven.
Introverso, disadattato alla vita pratica, quanto
all’opposto legato, e senza timidezze di sorta, al numero
ristretto di amici della sua cerchia.
Schubert concepì la sonata op.78 nell’Ottobre del 1826; gli
rimanevano neanche due anni di vita. La salute era
leggermente migliorata, il mondo si era accorto di lui come
compositore (“Alcuni mi hanno assicurato che le mie mani
facevano cantare i tasti, il che, se è vero, mi rallegra
molto, dato che non posso sopportare quel maledetto modo di
pestare proprio anche di ottimi pianisti e che non reca
diletto né all’orecchio né al cuore” – scriveva nel 1825
al padre ed alla matrigna); era un uomo più sicuro di sé,
meno dipendente dagli amici e ciò “stimolò la sua capacità
di pensare in grande, di sentirsi importante di fronte al
mondo e non solo per una cerchia ristretta di sodali che
continuavano ad essere commossi per i suoi Lieder ed
estasiarsi delle sue danze, ma che faticavano a seguirlo sui
sentieri impervi ed eccelsi della musica assoluta”. Schubert
lavorava per ampliare orizzonti e prospettive artistiche,
per affinare nelle sue composizioni il discorso tematico, le
procedure di continuazione e di sviluppo, i percorsi
armonici, l’architettura generale e, quando si rivolse
all’Imperatore, in terza persona di sé disse: “il suo
nome, attraverso le sue composizioni vocali e strumentali è
favorevolmente apprezzato non solo a Vienna, ma anche in
tutta la Germania”.
Schubert scelse di incominciare la sonata in sol maggiore,
inconsuetamente, con un tempo di 12/8 dall’andamento
piuttosto lento (molto moderato), costruendo una sezione
lirica, “cantabile”, con rimandi strutturali alla
forma-sonata, che esplora tonalità distanti, giocando con i
colori offerti dalle modulazioni. Così anche l’ultimo tempo,
che chiude la sonata, mantiene un proseguire “tranquillo”,
essendo un allegretto sostanzialmente costruito a rondò, con
spunti di danza alternati al ricorrente tema. Fra i due
movimenti un secondo tempo in Andante ed un terzo in
Minuetto. Per quest’ultimo per restare più in sintonia con
la struttura generale della sonata, Schubert optò dunque,
invece che per un vivace Scherzo, come consueto all’epoca,
per un meno esuberante minuetto.
S.PROKOFIEV Sonata n.8 in si bem. magg. op.84
Andante dolce, allegro moderato, andante dolce come prima,
allegro – Andante sognando – Vivace, allegro ben marcato,
andantino, vivace come prima
Strawinsky riteneva che Prokofiev fosse un compositore di
talento, ma superficiale, “incredibilmente naive nel
costruire i soggetti musicali”. Questi era stato un
bambino prodigio, che componeva a cinque anni e scriveva
un’opera a nove e che, dopo i suoi studi di conservatorio,
divenne un eclettico, variamente etichettato come
post-romantico, nazionalista, anti-romantico dal linguaggio
freddo, sarcastico, innocente, selvaggio, lirico. Fu il più
giovane, sino ad allora, ad essere ammesso al Conservatorio
di S.Pietroburgo e sin da quell’epoca manifestò un senso
critico, verso le composizioni altrui, assai accentuato, che
spesso veniva scambiato per arroganza. I suoi furono
orientamenti naturalmente al di là della classicità
insegnata a scuola; suoi ispiratori erano allora Reger e
Scriabin e ciò lo rese non amato dagli insegnanti del
conservatorio. Cercò anche di impegnarsi a divenire un
pianista virtuoso e, nel 1909, Glazunov disse durante un suo
esame: “Tecnicamente preparato, assai brillante.
Un’interpretazione unica, originale, ma non sempre nel
miglior gusto di un artista”.
Con la rivoluzione Prokofiev cercò nuove occasioni di lavoro
ed emigrò verso l’America, dove tuttavia, come l’autore
scriveva nelle memorie, “arrivai qui troppo presto: il
bambino non era ancora adulto abbastanza per apprezzare la
nuova musica”. Si trasferì poi in Europa. Molti anni
dopo, nel 1933, Prokofiev pensò di rientrare in Unione
Sovietica. Quello che vide fu un paese molto cambiato e
pertanto si interrogò su quale potesse essere la funzione
della musica in tale contesto e quale tipo: “Quel che si
vuole è soprattutto della grande musica, musica, cioè, che
tanto nella forma quanto nel contenuto risponda alla
grandezza dell’epoca … La musica in Unione Sovietica si
indirizza a milioni di persone, prive o quasi di ogni
contatto con essa; il compositore sovietico dovrà sforzarsi
di raggiungere questo grandioso uditorio” (Istvestia 1934).
Ed ancora: “Nella mia produzione di quest’anno fruttuoso ho
mirato alla chiarezza e alla melodiosità; ho evitato
l’inganno però di ricorrere a motivi o melodie familiari.
Questo è ciò che rende difficile una composizione chiara e
diretta, la chiarezza deve suonare nuova, non vecchia”
(Pravda 1937). In fondo cercava di seguire le direttive dei
burocrati, che prescrivevano che “il socialismo reale
richiede una strenua lotta contro le direzioni moderniste
che negano il popolare e che sono tipiche della decadenza
dell’arte borghese contemporanea”. Ma anche Prokofiev,
ben accetto all’inizio, finirà per essere etichettato come
un artista non gradito.
La sonata ottava fu composta in un arco di tempo segnato
dalla guerra mondiale, 1939-1944, e venne eseguita in prima
il 29 dicembre 1944 a Mosca, dal giovane pianista Emil
Gilels, dato che Prokofiev era ancora malato e non poteva
sostenere lui stesso la parte. Ora morbidezza e malinconia
emergono dalla sonata, quasi a voler creare un contrasto con
le precedenti sesta e settima, le altre due sonate “della
guerra”, pervase da un’atmosfera di frenesia ed ansia, che
trasporta “in un mondo che ha perso il suo equilibrio …
Il potere di morte e distruzione imperversa davanti agli
occhi della gente che nondimeno trova qualcosa per rendere
la vita degna di essere vissuta e sopravvivere” – così
il dedicatario della settima, Richter. L’ottava sonata è
costruita su classici disegni formali, con strutture tonali
ben chiare che aprono al linguaggio armonico contemporaneo
novecentesco. Forse è la meno popolare delle tre “sonate
della guerra”, ma certamente la più solenne. Richter ne
parlava come della “più ricca di tutte le sonate di
Prokofiev: essa possiede una vita interiore complessa con
profonde contrapposizioni”.
Elena Ceranini
HERBERT
SCHUCH

Come forse nessun altro pianista della giovane generazione,
Herbert Schuch ha suscitato negli ultimi tempi il più vivo
interesse nell’ambito internazionale dei concorsi. Nel giro
di un solo anno è risultato vincitore di ben tre prestigiosi
primi premi: nel giugno del 2004 ha trionfato al
“Casagrande” di Terni, aggiudicandosi pure il premio della
critica; nell’aprile dell’anno successivo si è affermato al
“London International Piano Competition”, debuttando in
finale alla Royal Festival Hall dove, accompagnato dalla
London Philharmonic Orchestra, è stato protagonista di
un’elettrizzante performance del Concerto n. 5 di Beethoven.
Nel giugno 2005 ha vinto il “Premio Internazionale
Beethoven” di Vienna, con una brillante esecuzione del
Concerto n. 1 di Beethoven, accompagnato nella
Musikvereinsaal dalla RSO di Vienna diretta da Bertrand de
Billy.
Per la stagione 2005/06 sono previsti concerti con
prestigiose orchestre quali la Münchener Kammerorchester, i
Münchner Symphoniker e la London Mozart Players.
Proveniente da una famiglia di origini tedesca e ungherese,
Herbert Schuch è nato a Timisoara, in Romania, nel 1979, e
ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di sei anni
nella Scuola Speciale di Musica della sua città sotto la
guida della didatta Maria Bodo, seguendo parallelamente
anche il corso di violino. Nel 1988, in seguito alla rivolta
popolare contro il regime di Ceausescu, con la famiglia
lascia il suo Paese e si stabilisce a Rosenheim, in
Germania, dove continua a studiare con Kurt Hantsch. Nel
1991 l’eminente didatta Karl-Heinz Kämmerling lo accoglie
nella sua classe al Mozarteum di Salisburgo; oggi Herbert
Schuch prosegue la collaborazione con il prof. Kämmerling in
qualità di suo assistente presso l’Istituto per giovani
talenti recentemente istituito al Mozarteum.
Vincitore in Germania per ben tre volte (1992, 1994 e 1996)
della competizione “Jugend Musiziert”, nel 1996 ha vinto il
concorso internazionale di Dublino “European Music
Competition”, ottenendo inoltre il premio speciale per la
migliore esecuzione di opere contemporanee. Nel 1997 è
protagonista di un acclamato debutto con la Filarmonica del
Gasteig di Monaco. L’autorevole critico tedesco Klaus
Bennert scriveva sulla Süddeutsche Zeitung: “Abbiamo
ascoltato un eccellente stilista, le cui interpretazioni
rivelano una perfetta sintesi tra pensiero analitico e
profondità del sentire (…..). Questo giovane artista ha la
stoffa per una luminosa carriera”.
Negli anni seguenti Herbert Schuch si esibisce con
prestigiose orchestre, tra cui la Nürnberger Sinfonikern,
l’Orchestra da Camera della Lituania, l’Orchestra del
Mozarteum di Salisburgo e l’Orchestra da Camera di Losanna.
Nel 2003 vince il Primo Premio alla “Internationale
Sommerakademie” di Salisburgo ed è invitato ad esibirsi
nelle “Festspiele” salisburghesi.
Nel gennaio del 2004, sempre a Salisburgo, fa la sua prima
apparizione alla “Settimana mozartiana” interpretando il
Concerto per pianoforte e orchestra in re maggiore KV 175;
successivamente è invitato ad aprire, con un récital
solistico, la “Internationale Sommerakademie” del 2004. Le
coordinate del suo repertorio si sono delineate molto
presto: oltre alla musica tastieristica di J. S. Bach,
Herbert Schuch predilige le opere del classicismo viennese e
dell’impressionismo francese. Molto attivo anche in campo
cameristico, interesse che risale ai suoi primi anni di
studio del violino, Herbert Schuch suona regolarmente con le
violiniste Julia Fischer, Mirijam Contzen e Alina Pogostkin,
con il violoncellista Julius Berger e con lo
Szymanowsky-Quartet.
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