Fondazione Teatro Coccia

 

 

 

La Stagione del Teatro Coccia > Stagione Concertistica da Camera

“QUARTETTO DI CREMONA”
Quartetto d’archi
In collaborazione con la “Associazione Amici della Musica Vittorio Cocito”
CONCERTO - STAGIONE CONCERTISTICA DA CAMERA

Venerdì 16 marzo 2007 ore 21,00

Programma
Johann Sebastian Bach – Wolfgang Amadeus Mozart:
5 fughe dal II volume del clavicembalo ben temperato K 405
BWV 871 in do minore
BWV 876 in mi bemolle maggiore
BWV 878 in mi maggiore
BWV 877 in re diesis minore trasportata in re minore
BWV 874 in re maggiore

L. Van Beethoven:  Quartetto in fa maggiore op. 135
Allegretto – Vivace – Lento assai, cantante e tranquillo – Grave, ma non troppo tratto. Allegro

Franz Schubert: Quartetto in re minore D. 810 “La morte e la fanciulla”
Allegro - Andante con moto - Scherzo: Allegro molto – Presto
 

PRESENTAZIONE

Nel 1691 l’organista e matematico Andreas Werckmeister  diede alle stampe il suo trattato «del temperamento musicale o … istruzioni matematiche su come produrre … un’intonazione ben temperata sul clavicembalo». Tra i sostenitori di tale teoria vi fu Johann Sebastian Bach che la sancì con la stesura del monumentale Clavicembalo ben temperato. In minimi termini, si proponeva l’adozione della divisione dell’ottava in dodici semitoni tutti uguali (ben temperati) e si veniva pertanto ad eliminare quel “comma” eccedente che si creava matematicamente sommando i vari intervalli. In virtù di tale comma anche alcune tonalità non venivano impiegate. Con il sistema ben temperato si potevano usare tutte e ventiquattro le tonalità, modulare senza problemi. Anche prima di Bach altri avevano scritto per tutte le tonalità, ma con Bach la fuga diventa il soggetto su cui costruire l’edificio teorico. Ora con Johann Sebastian nella forma della fuga si inseriscono sezioni di sviluppo - episodi - che possono trasportare il tema da una chiave all’altra. È il 1722 quando la raccolta viene terminata: «Il Clavicembalo ben temperato, ossia preludi e fughe in tutti i toni e semitoni, entrambi con la terza maggiore “Ut, Re, Mi” e con la terza minore o “Re, Mi, Fa”. Ad uso e profitto dei giovani musicisti che sono ansiosi di apprendere, così come per il divertimento di coloro che sono già esperti dell’arte». Un secondo volume di ventiquattro nuovi preludi e fughe fu composto fra il 1740 ed il 1744.

Il 10 aprile 1782 Mozart scriveva al padre Leopold: «Vado tutte le domeniche a mezzogiorno dal barone van Swieten, dove non si suona altro che Händel e Bach. Mi sto facendo una collezione di fughe bachiane, sia di Sebastian che di Emanuel e Friedemann». Dieci giorni dopo alla sorella: «Il barone van Swieten, dal quale mi reco tutte le domeniche, mi ha dato da portare a casa le opere di Händel e Bach, dopo che gliele ho suonate tutte». Ed ancora in un’altra lettera aggiungeva che «quando Konstanze udì le fughe, se ne innamorò: ora non vuol sentire altro che fughe, e soprattutto (in questo campo) Händel e Bach. Siccome poi mi aveva sentito improvvisarne io stesso, mi domandò se non ne avessi già scritta qualcuna, e quando le risposi di no, mi rimproverò aspramente di aver trascurato quanto di più bello e interessante ci sia nella musica, e non smise di pregarmi fino a che non gliene scrissi una. Ho avuto cura di scriverci “Andante maestoso”, perché non la si suoni troppo in fretta; se infatti una fuga non viene suonata lentamente, non si percepiscono chiaramente le entrate del tema, che vengono così a perdere il loro significato. Col tempo ne farò altre cinque e le regalerò al barone van Swieten». Così Mozart iniziò ad occuparsi della “musica antica” trascrivendo per archi cinque fughe dalla seconda parte del Clavicembalo ben temperato di J. S. Bach, ovvero le fughe n. 2, 7, 9, 8 (nella tonalità di re min.) e 5.

Vale a questo punto spendere qualche parola per descrivere quella che è la struttura di una Fuga, dato che generalmente si hanno più occasioni di incontrare una forma-sonata. Il termine fuga entrò in uso attorno al XIV secolo per indicare una composizione basata sull’imitazione e sul canone. È nel Seicento che si definisce come è nella forma odierna. Fu caratterizzata dall’essere strumentale e monotematica (ovvero unico soggetto). Sinteticamente la fuga si articola in tre parti principali: Esposizione, Svolgimento e Stretto. Nell’esposizione le voci intervengono una dopo l’altra subentrando con il tema, appena una voce ha finito di intonarla. La voce che ha finito di esporre il soggetto procede oltre, costruendo un contro-soggetto, sul soggetto ora esposto alla dominante (una quinta sopra) da un’altra voce: questa imitazione è la risposta. Nello “svolgimento” abbiamo un’alternarsi di parti chiamate divertimenti (o episodi) e di riesposizioni in numero variabile. Nei divertimenti si applicano liberamente i molteplici procedimenti propri dell’imitazione, utilizzando diverse tonalità ed il materiale iniziale di soggetto e contro-soggetto. Lo Stretto è la parte finale della fuga; è la ripresa della successione soggetto-risposta nella tonalità originaria, ma ogni voce non attende che termini la precedente per iniziare; le voci entrano a distanze sempre più ravvicinate, appunto più “strette”.

Il 9 novembre  del 1822 il Principe Nikolaj Galitzin scriveva a Beethoven chiedendogli di comporre «uno, due o tre quartetti, per il qual lavoro sarò felice di pagarVi ciò che riterrete opportuno». Beethoven non rispose subito, nel frattempo aveva avuto contatti anche con l’editore Peters di Lipsia, ma quest’ultimo voleva un quartetto con pianoforte. Beethoven lasciò cadere la cosa. A principio del 1823 fece seguito alla missiva del principe russo dilettante di violoncello, ma attese anche sino al 1825 per produrre il primo quartetto, nonostante le frequenti lettere di Galitzin. Vennero così alla luce i Quartetti op. 127, 130, 131, 132 e, tra il luglio e l’ottobre del 1826, l’Op. 135. Il 21 marzo 1826, quando si eseguivano in concerto l’Op. 97 e l’Op. 130, già si affacciava nella sua mente «un nuovo quartetto, che potrei dare a Parigi». Era l’idea dell’Op. 135, poi dedicato all’amico Johann Nepomuk Wolfmeier.

Dopo le forme laboriose dei quartetti precedenti, quello in fa magg. nasce con un’impronta classica, dalle linee chiare, con una «spoglia, parca scrittura contrappuntistica». Ritroviamo un Allegretto iniziale in forma-sonata con un primo tema lungo ed un secondo tema dall’andamento semplice, ma una sezione di “sviluppo” che utilizza diverse idee. Come secondo movimento uno Scherzo (Vivace) con il suo Trio, seguito da un Lento assai, cantante e tranquillo, strutturato come un breve tema con  variazioni. Un terzo tempo che lo stesso Beethoven definì «dolce canto di riposo e di pace».

Il movimento conclusivo reca un titolo (La difficile decisione) e sotto le note della parte del violino primo si leggono le parole «Muss es sein? Es muss sein!», ovvero: «Deve essere così? Così deve essere!». La colorita vicenda all’origine della stesura dell’ultimo tempo viene narrata da Holz (membro del Quartetto Schuppanzigh, il gruppo esecutore per eccellenza): pare che Ignaz Dembscher il 21 marzo non avesse presenziato all’esecuzione del Quartetto op. 130 da parte dell’Ensemble di Schuppanzigh, ma, ansioso di udirlo a casa propria, avesse tentato di recuperare le parti da Beethoven. Avendone ricevuto un rifiuto si sarebbe rivolto a Karl Holz, il quale a sua volta avrebbe consigliato di versare cinquanta fiorini, ovvero il prezzo della sottoscrizione alla stagione concertistica. Il signor Dembscher avrebbe quindi risposto: «Wann es sein muss» («Se così deve essere»); e di incalzo scherzosamente Beethoven: «Es muss sein! Heraus mit den Beutel!» («Dev’essere così! Fuori la borsa!»). Il compositore ricavò da queste parole un canone per quattro voci maschili, il cui materiale comparve all’inizio dell’ultimo movimento del nostro Quartetto in fa magg. con tanto di titolo e frasi sopraccitate. La stesura occupò l’estate insieme ad un’altra vicenda: il mancato suicidio del nipote Karl. «Il dolore di Beethoven fu indescrivibile, n’era atterrato come un padre che avesse perduto l’amatissimo figlio», scriveva von Breuning. La vicenda del loro rapporto conflittuale era ora ad una conclusione: il compositore si rassegnò a lasciar andare il nipote per la sua strada. Es muss sein. Così doveva essere.

«La fanciulla: via, ah, sparisci!/Vattene, barbaro scheletro!/Io sono ancora giovane; va’ caro!/E non mi toccare./ La morte: Dammi la tua mano,/bella creatura delicata!/ Sono un’amica,/ non vengo per punirti./Su, coraggio!/Non sono cattiva./Dolcemente dormirai/fra le mie braccia!». Così la poesia di Mathias Claudius, musicata nel 1817 come lied da Franz Schubert.

Il tema della morte e della vita, un dualismo che traspare sin all’inizio del primo movimento del quartetto in re minore, tramite la presentazione di un motivo semplice, ritmico, che idealmente esemplifica la fanciulla e subito a seguire un’idea dall’andamento più statico, lirico: la morte; un’opposizione che si intreccia alla forma-sonata dell’Allegro iniziale, che si elabora, si espande nello “sviluppo” e si avviluppa in un contrasto che in fondo si rivela in parte non esserlo, tanto che si conclude con l’udire insieme i due motivi. La vita e la morte fanno parte dell’essere umano. Ed è la melodia che nel lied giovanile compare all’inizio nell’introduzione che dà adito alla speculazione nel secondo movimento. Nello spazio di cinque variazioni, il motivo viene affidato dapprima al violino su un pizzicato del violoncello; violino che nella quarta variazione funge da contrappunto “ornamentato” al tema della Morte portato dagli strumenti gravi; il violoncello lo canta nella seconda variazione, per concludere con la quinta, ultima esposizione “corale” del tema. Segue lo Scherzo con il Trio in re maggiore che varia la sua ripresa, per sfociare in un Presto che è una specie di forma sonata-rondò con un tema ritmico frenetico (come una danza macabra) ed una coda che apre gli orizzonti ad un modo maggiore, il superamento del dualismo.

Una meditazione sulla vita umana, non scevra di sensazioni personali. Quella constatazione che alla fine del marzo 1824 (anno ai cui primi mesi risalgono la composizione del quartetto, nonché dell’altro Quartetto D 804 e dell’Ottetto op. 166) Schubert scriveva all’amico pittore Joseph Kupelwieser, a Roma: «Immagina un uomo ormai consapevole che la sua salute non si ristabilirà più, e che, spinto dalla disperazione, non sappia far altro che peggiorare le cose. Immagina che quell’uomo abbia visto  svanire nel nulla tutte le sue più raggianti speranze, e che per lui la felicità, che nasce dall’amore e dall’amicizia, altro non sia diventata che nuova fonte di sofferenze; che in lui l’entusiasmo per la bellezza minacci di perdere il suo valore di stimolo … “Il mio cuore è pesante, la mia pace è svanita, non la ritroverà mai, mai più”, solo così potrei cantare anch’io un giorno, perché ogni sera, quando vado a dormire, spero ardentemente di non risvegliarmi e ogni domani mi ricorda solo il ricordo dell’angoscia di ieri». La citazione è tratta dal goethiano Faust, e fu dal compositore stesso rivestita di note nel suo lied Gretchen am Spinnrade (Margherita all’arcolaio). Ma tutto cambia: il viaggio in campagna a Zseliz dalla famiglia Esterhazy (anche se con relativa fuga con l’idea fissa di poter essere avvelenato), il ritorno degli amici a Vienna sollevano il suo “umor nero”.

Si dovette attendere il 1831, tre anni dopo la morte di Schubert, perché il quartetto fosse edito a stampa. «Le mie creazioni sono frutto della mia conoscenza della musica e del mio dolore; quelle generate dal solo dolore sono quelle che il mondo sembra apprezzare meno».

Elena Ceranini

QUARTETTO DI CREMONA

Il Quartetto di Cremona, fondato nel 2000, si è già affermato come una delle realtà cameristiche italiane più interessanti. Nato dall’unione di musicisti formatisi all’Accademia W. Stauffer del Maestro Salvatore Accardo, e cresciuto in seno alla Scuola di Musica di Fiesole, il Quartetto di Cremona ha avuto uno sviluppo velocissimo che lo ha portato, e lo porterà, ad esibirsi in Italia e all’estero nei contesti più prestigiosi. Citiamo qui la Wigmore Hall di Londra, la Beethoven Haus di Bonn, il Perth International Art Festival in Australia, il Barge Music a New York, il Festival di Turku, la GOG (Genova), gli Amici della Musica di Firenze, l’Associazione Filarmonica Laudamo di Messina. Il gruppo ha inoltre in progetto due tour, in collaborazione con il CIDIM, che lo porteranno nei paesi dell’area Balcanica e in Sud America. Ovunque abbia portato la sua musica, il gruppo ha entusiasmato il pubblico e la critica. “Strad Magazine” ha elogiato il “suono estremamente lirico e maturo” dei quattro; la stampa australiana ha definito l’ensemble “la gloria del Perth Festival 2004” e “Amadeus” ha recensito una sua registrazione col massimo giudizio tecnico e artistico. L’ultima importante affermazione è stata al IV Concorso Internazionale di Melbourne, dove, dopo una durissima selezione mondiale, il Quartetto di Cremona ha ottenuto il secondo premio. A seguito di questo e grazie al grande successo di pubblico, l’ensemble è stato subito invitato per un lungo tour australiano. Tra i concorsi vinti in precedenza citiamo: il primo premio con menzione al merito alla Rassegna per Quartetto d’Archi di Vittorio Veneto e al Concorso Internazionale “Zinetti”, il primo premio al Concorso Internazionale per Quartetto “Rotary” di Cremona e il secondo premio al “Vittorio Gui” di Firenze. Nell’ottica di una continua crescita artistica il Quartetto seguirà i corsi dei Maestri R. Schmidt (Hagen Quartet) e P. Katz (Cleveland Quartet) nell’ambito del “Pro Quartet - CEMC professional training programme”. Il gruppo è stato selezionato inoltre dall’European Chamber Music Academy. Grazie all’ECMA i membri del Quartetto hanno l’opportunità di confrontarsi con musicisti come A. Bylsma, J. Meissl, S. Ashkenasi, R. Kussmaul nell’ambito di stages e concerti organizzati in tutta Europa.
Importante traguardo per il gruppo è stato l’essere uno dei vincitori, per l’anno 2005, di una fellowship assegnata dalla BORLETTI - BUITONI TRUST. Questa Fondazione, che ha sede a Londra, seleziona ogni anno nove giovani musicisti in tutto il mondo, sostenendoli ed aiutandoli nella loro crescita professionale. Pur avendo in programma la partecipazione ad altri concorsi tra i più prestigiosi, il Quartetto di Cremona considera la sua carriera in funzione del contatto con il pubblico, della comunicatività delle sue esecuzioni e del costante approfondimento della retorica e della poetica musicale. Seguiti artisticamente dal loro amato insegnante Hatto Beyerle (Quartetto Alban Berg), i musicisti del Quartetto affrontano un repertorio vastissimo, partendo dalle prime opere di Haydn e arrivando alla musica dei giorni nostri, nell’ambito della quale nutrono particolare interesse per il lavoro dei compositori italiani.