Fondazione Teatro Coccia

 

 

La Stagione del Teatro Coccia > Cabaret> I Legnanesi



La Nuova Compagnia Legnanese in
“OLÉ! MISERIA ROGNA E DISPIASÉ”

Rivista dialettale inedita scritta e diretta da Alvaro Testa
con
Rina & Eleonora
Regia di Alvaro Testa - Coerografie di Luigi Sironi
Produzione Melarido srl
OGGI… RISO - TEATRO COMICO E CABARET

Martedì 3 aprile 2007 ore 21,00

 

NOTE DI REGIA

 Rieccoli, i beniamini della vecchia compagnia dei Legnanesi, di nuovo a calcare le scene con un brillante e nuovissimo spettacolo. Tornano alla grande con un inedito allestimento, e con una ricetta vincente: ridere e far ridere di se stessi, uomini vestiti da donna con braccia nerborute e voci corpose, pronti a trasformare drammi in farsa. La Rina (Rino Maraschi) e Eleonora (Lino Mario), inossidabili campioni di risate, osannati dal grande pubblico Milanese, decidono di ritornare per riprodurre i loro personaggi, che appartengono per tradizione al patrimonio teatrale Lombardo.
Personaggi che rispecchiano un fatto sociale, che vivono fra la gente e ne coltivano le tradizioni, interpretandone le più genuine espressioni, annotandone tipologie e caratteri, speranze e delusioni. In questa nuova “Rivista all’italiana”, il proletariato parla di sè; ha per sfondo il sempreverde cortile, dove la vita nasce, fiorisce e muore. Popolato da una variegata umanità multietnica: Lombardi e Meridionali, Musulmani e Cinesi, così come sono nella realtà odierna le case di ringhiera, dove coabitano culture e usanze differenti, unite nella diversità da quel legame indissolubile che cementa le alleanze del popolo dei “Poveri Christ”. Inaspettatamente, un “miracolo” riaccende le mai sopite rivalità delle cortigiane; il petrolio, l’oro nero ha invaso il cortile e confuso le menti dei suoi abitanti. Ognuno rivendica il diritto allo sfruttamento del giacimento.
Le vicende si intrecciano e si consumano nei simboli della tradizione popolare: la morte, rivisitata in chiave grottesca, rappresentata in una camera ardente, fra confidenze e pettegolezzi intercalati da giaculatorie e pretese di fantomatiche eredità. E ancora fra le sale di attesa di un pronto soccorso, dove la comicità trasforma la sofferenza in farsa, mettendo alla berlina le carenze di una Sanità in disarmo. La comicità dirompente, che si esprime nel dialetto popolare spontaneo e vivace corposo e graffiante, affronta i temi di attualità sfiorando la satira politica, in esilaranti siparietti suscitando valanghe di risate. Coreografie coinvolgenti, create da Luigi Sironi, già primo ballerino del Teatro alla Scala, musiche originali di Gianni Gastaldo, autore di tante canzoni di successo, e nuovissimi costumi disegnati da Francisco Golan. Spiccano nel cast l’irresistibile Rina (Rino Maraschi) e Eleonora (Lino Mario) già personaggi di primo piano della vecchia compagnia dei Legnanesi, di cui era ineguagliabile mattatore Felice Musazzi, e poi protagonisti nelle successive riviste dei Legnanesi diretti da Alvaro Testa. Rivive nel cortile il nucleo familiare governato da una madre coraggio, la matriarca Giulia (Giuseppe Gallo Stampino), dal marito succube rassegnato, il Pietro (Augusto Carraio) e dalla figlia Mary (Francesco Pergolizzi), ragazza di belle speranze sedotta dal consumismo. Gravitano nel microcosmo di questo cortile tutti i personaggi cari alla tradizione: la meridionale Filomena (Antonio Franco), la famiglia dei Cinesi, quella dei Musulmani, e tanti altri personaggi a rappresentare la variegata umanità. Dodici attori in scena , rigorosamente dilettanti provenienti dalla pluridecorata compagnia dei Legnanesi, con altrettanto personale al seguito, fra macchinisti, sarte e tecnici con un nuovissimo impianto scenico, disegnato da Aleardo Pisani che farà da cornice alla sfavillante rivista. Lo spettacolo è scritto e diretto da Alvaro Testa, che ha firmato i più grandi successi della compagnia dei Legnanesi come La vita è tram, Stracci, La giostra, Viva l’Italia, Giubileo che Giubilé, Zucc e melun ala sua stagiun?, e Un due tre… Ghè finì i dané. Tornano i beniamini del teatro dialettale, a indossare i panni di “comari” di casa nostra, con la stessa voglia di stupire e divertire, esprimendo l’autenticità di un mondo provinciale, se volete un po’ kitch, ma che appartiene alle nostre radici. Pronti per due ore ogni sera, a incontrarci, a divertire e divertirsi, e, a fine spettacolo, gettare le maschere, per ritornare gli operai di sempre.