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Fondazione Teatro Coccia
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La Stagione del Teatro Coccia
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Enzo Jannacci
in
“THE BEST TOUR 2007”
con
Enzo Jannacci - Voce, pianoforte
Paolo Jannacci - Tastiere & fisarmonica
Ellade Bandini - Batteria
Dino D’Autorio - Basso
Sergio Farina - Chitarra
Daniele Moretto - Tromba
Michele Monestiroli - Sax
OGGI… RISO - TEATRO COMICO E CABARET
Giovedì 8 marzo 2007 ore 21,00
PRESENTAZIONE

A
pochi mesi dall’uscita del suo nuovo doppio cd e un anno
dopo le sue precedenti scorribande teatrali nei piccoli
teatri delle periferie che, spesso, regalano sorprese e
consensi inaspettati, Enzo Jannacci, con Paolo Jannacci, suo
produttore artistico, rimescola la sua recente produzione
musicale per presentarci quello che dal suo punto di vista,
con la stessa filosofia del recente lavoro discografico,
rappresenta il suo “meglio”: il riscatto di alcuni brani
bellissimi che, nel corso della sua prodigiosa carriera,
sono stati a volte trascurati, o oscurati, dalla esuberante
luminosità di altri.
Fanno
così il loro ingresso, sul palco del tour, brani come
Parlare con i limoni, Se me lo dicevi prima,
Fotoricordo e Giovanni telegrafista, accanto ai
suoi ormai irrinunciabili punti di forza, ma ogni volta
diversi: una Ma mi’ sussurrata in platea, con
un’atmosfera autenticamente brechtiana, che Streheler
avrebbe apprezzato; El me indiriss, Via del Campo
ed un epica Sei minuti all’alba per non parlare della
cinematografica Faceva il palo. Brani ‘romanzati’ che
Jannacci porta in scena come ingredienti di una ricetta che
produce sempre nuovi sapori, regalando sempre nuove
emozioni, esaltate dagli inediti che ha trasferito dal cd:
E vai, Mamma che luna che c’era… e la
chirurgica Rien ne va plus.
Discorso a parte merita la zona “bis”. Con metafora
calcistica, si direbbe una vera ‘area Cesarini’, inquieta ed
imprevedibile, dove anche il pubblico si guadagna la sua,
secondo la serata, ma che, solitamente, finisce a “petardo”,
cioè con lo stesso crescendo di uno spettacolo pirotecnico.
Il
suo stile, da neo-cantastorie, non muta: sempre aggiornando
l’attualità, il ‘medico-fantasista’, attraverso surreali e
comiche divagazioni, impasta una canzone con l’altra, ma con
un ritmo asincrono, costruendo una sorta di racconto fatto
di tempi dispari tra parola, movimento e canzone popolare
“jazz”, nel suo essere libera e sempre nuova.
L’allestimento è molto sobrio e profondamente teatrale, con
la rinuncia al mixer di palco e la scelta di monitor e casse
di P.A. efficaci e discreto per favorire quel clima di palco
che gioca sul grande affiatamento del sestetto: Paolo
Jannacci (arrangiamento, piano, fisarmonica, tastiera),
Daniele Moretto (tromba e flicorno), Marco Ricci (basso e
fretless, occasionalmente in alternanza con Dino D’Autorio),
Michele Monestiroli (sax tenore e alto), Segio Farina
(chitarra elettrica e acustica) Stefano Bagnoli (batteria,
occasionalmente in alternanza con Ellade Bandini).
Uno
schermo bianco ospiterà le traduzioni dei testi delle
canzoni milanesi. Perché qui, le parole contano.
Specialmente in questa fase storica, stravolta dal frastuono
che, tuttavia non impedisce l’emergere di importanti
riconoscimenti, di quelli che lasciano veramente il segno,
come le affermazioni di Paolo Conte sull’importanza di
Jannacci nella sua formazione artistica e l’originale e, per
alcuni versi sorprendente omaggio che Vasco Rossi ha
recentemente fatto, dedicandogli il suo ultimo singolo,
Basta Poco ‘corsaramente’ circuitato in Internet e in
radio. Una ‘corrispondenza’ che forse ha origine con il
testo di Lettera da lontano (2001) cui ora, come
nelle più alte tradizioni artistiche, Vasco risponde.
Significativamente.
ENZO JANNACCI

Enzo
Jannacci è nato a Milano il 3 giugno 1935. Laureato in
medicina all’Università degli Studi di Milano, si è
specializzato in chirurgia generale, esercitando la
professione di medico chirurgo. Parallelamente alla maturità
scientifica ed agli studi universitari ha frequentato il
conservatorio, diplomandosi in pianoforte.
Con
una produzione discografica di 22 album, una miriade di 45
giri (primo disco L’ombrello di mio fratello, 1959),
Jannacci attesta quantitativamente, oltre che
qualitativamente, la sua significativa presenza nel panorama
della canzone d’autore italiana.
Pianista, jazzista, si è diplomato in armonia, composizione
e direzione d’orchestra. Ha studiato con il maestro
Centernieri (insegnante dei più noti “orchestratori
d’Italia”). Jannacci comincia molto presto a uscire
dall’ambiente puramente musicale per mettere piede nel
morente avanspettacolo e nei primi teatrini di cabaret, ed è
al Derby di Milano che mette in evidenza le sue doti di
intrattenitore. Se ne accorge anche Dario Fo, che porta il
giovane Jannacci in teatro. Nasce così 22 canzoni, un
recital storico, che apre la strada anche ai successi
discografici (Vengo anch’io, no tu no, Giovanni
telegrafista, ecc.), ma lancia soprattutto dei brani
storici per la cultura canzonettistica italiana: si pensi
solo a L’Armando e a Veronica per citare i più
noti.
Ancora sul piano musicale vanno rilevate le esperienze di
Jannacci come compositore di colonne sonore. Citiamo per il
cinema Romanzo popolare di Monicelli, Saxofone
di e con Renato Pozzetto, Pasqualino settebellezze,
che nel 1987 gli valse una nomination all’Oscar come miglior
colonna sonora e Piccoli equivoci di Ricky Tognazzi.
Per il teatro numerosi lavori anche al di fuori di quelli da
lui interpretati come La tappezzeria, scritta a
quattro mani con G. Viola, come pure L’incomputer
edito dalla Bompiani con l’avallo di Umberto Eco. Come
autore per altri e arrangiatore, citiamo per tutte le
raccolte Milva la rossa e Mina quasi Jannacci.
Nel
1989 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con
Se me lo dicevi prima, il contributo di un importante
cantautore italiano alla lotta contro la droga. Sempre nel
1989 incide, nel corso di una fortunata tournée, un album
doppio “dal vivo” che contiene gran parte dei suoi successi
e s’intitola Trent’anni senza andare fuori tempo. Nel
1991 torna al Festival di Sanremo con la canzone La
fotografia in coppia con Ute Lemper e riceve il Premio
della Critica Musicale, contemporaneamente realizza un nuovo
lp con gli arrangiamenti di Celso Valli, intitolato
Guarda la fotografia. Nel 1994 si ripresenta al Festival
di Sanremo in coppia con Paolo Rossi con il brano I
soliti accordi, che è anche il titolo del rispettivo lp,
sempre di grandi contenuti, arrangiato da Giorgio Cocilovo e
Paolo Jannacci. Nel 1996 fa coppia con Piero Chiambretti
nella nuova edizione de Il Laureato. Dopo questa
esperienza, Enzo continua a lavorare nei maggiori teatri
italiani con il suo enorme repertorio ed insieme al figlio
Paolo realizza, nel 1998, la raccolta completamente
restaurata e restilizzata Quando un musicista ride
edito da Sony Music. Il lavoro è decisamente imponente e
comprende, oltre a tre brani inediti (uno di essi Già la
luna è in mezzo al mare con il Nobel per la Letteratura
Dario Fo) un percorso temporale fitto e rigoroso, che svela
molti segreti della carriera quarantennale di Jannacci. Nel
1999 idea un nuovo spettacolo teatrale nel quale racconta un
difficile spaccato della realtà sociale italiana. Recitando
con una “band” di musicisti/attori, mette in scena le
miserie ed incongruenze della “sua” gente e più in
particolare dell’essere umano È stato tutto inutile.
Nel 2000 Enzo ritorna ad un suo vecchio amore : Il Jazz (che
lo aveva iniziato nei primi anni della sua adolescenza
musicale e intellettuale) e propone ad un pubblico molto
severo, brani originali e standard, con i migliori musicisti
italiani del settore. Nel 2001, dopo circa tre anni di
lavoro continuativo e dopo sette anni di assenza , propone
al grande pubblico il suo ultimo lavoro di studio: un cd con
17 brani inediti di enorme impatto emotivo e sociale, edito
da Ala Bianca Records con distribuzione CGD East
West-Warner. Dedicato a suo padre, Come gli Aeroplani
è diventato un po’ una pietra miliare della discografia
italiana anche grazie a quell’incomparabile Lettera da
Lontano contenuto nell’opera, che la arricchisce
notevolmente e posizionandolo tra i brani più significativi
della creatività e della sensibilità di Enzo Jannacci, un
brano che rimane, come tanti altri quali Vengo anch’io,
no tu no, Quelli che…, Ci vuole orecchio,
ecc. Nel 2003 esce L’Uomo a Metà, sempre pubblicato
da Ala Bianca Records e co-prodotto dal figlio Paolo e da
Mauro Pagani. È un album solare e pirotecnico che
rappresenta una emozionante evoluzione poetica, insieme a
momenti di denuncia e ritrovata vena umoristica (Il
Pesciolone) e di nobile e colta comicità. Non mancherà
di “lasciare il segno” grazie specialmente al suo enorme
contenuto. Nel 2004 è uscito il cd Milano, 3-6-2005,
un disco totalmente inedito che contiene 16 capolavori in
dialetto milanese, completamente riarrangiati, a cui ha
fatto seguito un tour nei più prestigiosi teatri. Alla fine
del 2006 è uscito il nuovo doppio cd, The best, la
più completa raccolta dei suoi successi, del passato e del
presente, unitamente ad alcuni brani inediti. |